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[Franco de Battaglia risponde] |
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GIOVEDÌ, 19 NOVEMBRE 2009 - TRENTINO - Pagina 10 - Attualità
da "DIARIO: risponde FdB"
LA SENTENZA: Sindaci, quelle scelte coraggiose
Caro de Battaglia,
una recente sentenza della Corte dei Conti di Trento ha riguardato il sottoscritto e l’ex giunta comunale di Nago-Torbole, condannati a pagare una cifra spropositata per non aver assegnato all’asta nel 2003 la gestione del centro culturale ex Forte di Nago, comprensivo del ristorantino che ne garantisce l’autosufficienza economica. L’abbiamo invece assegnato a trattativa diretta ad una società formata da tutte le associazioni imprenditoriali dell’Alto Garda (Unione Commercio e Turismo, Associazione albergatori, Associazione industriali, Associazione artigiani, Cooperazione, eccetera), riunite per affiancare il Comune nel progetto di avvio, promozione e gestione di quel centro culturale e culinario. Grazie a quella scelta oggi l’ex Forte di Nago, a differenza di tanti altri carrozzoni pubblici chiusi dopo poco tempo per mancanza di fondi, continua dopo sei anni a svolgere un ruolo culturale importante, senza aver mai pesato sulle casse comunali ma continuando invece ad assicurare entrate al Comune. E da ogni parte vengono a vedere come abbiamo fatto.
Ho letto in questi giorni che la Corte dei Conti di Trento ha condannato il sindaco di Lona Lases per aver utilizzato personale del Comune per “attività non istituzionali”. Mi sarei aspettato di leggere che l’avesse utilizzato per rimettere in sesto una stradina privata o qualcosa di simile. Invece no: l’ha utilizzato”per la redazione di documenti progettuali necessari alla costituzione di un consorzio di miglioramento fondiario” che, come si sa, viene in genere costituito per collaborare con il Comune al raggiungimento di obiettivi di miglioramento del territorio e dell’economia.
Non le sembra che vi sia qualcosa che non va in tutto questo? Colpendo chi lavora per il pubblico interesse, non si rischia di paralizzare ogni attività amministrativa? C’è ancora qualcuno nei Comuni trentini che ha il coraggio di fare qualcosa al di là della normale amministrazione?
Giuseppe Parolari (ex sindaco e presidente della RUC Rappresentanza unitaria dei Comuni)
Caro Parolari,
è difficile dare un giudizio non conoscendo nei dettagli la sentenza e le sue motivazioni. I Comuni, infatti, davanti alla Corte, possono presentarsi in contradditorio, assistiti da avvocati e commercialisti. Non sono indifesi, hanno garanzie. Personalmente - visto che me lo chiede - porto una grande stima alla Corte dei Conti e al suo ruolo di controllore delle spese degli enti pubblici. Spesso le sue sentenze sono l’unica diga che si frappone all’arbitrio e agli sperperi amicali.
Detto questo il problema da lei sollevato è reale, fondamentale per i Comuni se vogliono essere comunità e non solo macchine amministrative. Ma è un problema politico e legislativo, non riguarda i rapporti con i tribunali. E’ vero invece che le norme vanno cambiate, perché il mondo è cambiato e gli appalti locali non funzionano per nulla dentro le dimensioni globali. Va detto e va rivendicato. Il problema va ben oltre i “ristorantini”.
Si tratta di capire se le attività economiche sul territorio devono servire a far crescere la comunità locale, o se possono essere saccheggiate da cordate esterne o servire - come servono attraverso gli appalti - a riciclare denari mafiosi. Spesso chi vince un appalto - lo si constata ogni giorno - lo sfrutta per qualche anno e poi lascia macerie. Non resta nulla. Ciò vale per i “ristorantini”, ma anche per i “Call center” dei musei (uno scandalo a ben guardare) e per le biblioteche dell’università. Non cresce così una comunità. In futuro sarà anche peggio, e per questo bisogna affilare le armi. A livello europeo si sta aprendo un confronto che dovrà essere durissimo. Ma vogliamo davvero appaltare l’acqua ai privati perché ci lucrino sopra? Non scenderanno dalle montagne i Comuni (e i loro cittadini) col forcone? Non proclamerà l’Autonomia, la disobbedienza civile nei confronti di leggi nefaste? L’acqua è il patrimonio di una comunità, di un Comune, non può essere messo all’asta perché lo gestiscano Spa dal dubbio profilo. Così le malghe. Ad appaltarle al miglior offerente la montagna muore, le comunità non riescono a radicare famiglie che investano un futuro sulla montagna. Con gli appalti le malghe diventano (e lo si è visto) schermo per dubbi operazioni sui contributi o bordelli. Che quelli possono pagare bene. Gli appalti potevano andare bene quando il 60% della popolazione (fino agli anni Sessanta) era contadina, ma ora? Arrivano le multinazionali, le società di gestione a razziare tutto. Non è solo il dramma dell’Africa, come è stato denunciato all’incontro Fao di Roma - ma anche delle zone marginali di montagna.
I Comuni trentini devono capire questo scenario distruttivo, e lei fa bene, caro Parolari, ad avvertirli. Ed a sollecitare - implicitamente - l’Autonomia provinciale ad una nuova stagione di Resistenza. Ma occorre presentarsi uniti, non andare in ordine sparso. La Corte dei Conti fa il suo dovere, applica la legge. I magistrati che la compongono hanno però l’intelligenza (e la passione civile) per capire quando le comunità si trovano di fronte ad un guado difficile, L’Autonomia, però, riuscirà più convincente se si mostrerà più progettuale e meno arrogante.
Franco de Battaglia
www.giuseppeparolari.it
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