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 [La crisi può essere un'occasione] Spedite questo articolo ai Vostri amicistampa 
28 gennaio 2010


Editoriale del quotidiano "Trentino"
L'INTERVENTO
La crisi può essere un'occasione
di Giuseppe Parolari

Nel 1993, appena eletto sindaco, trovai sulla mia scrivania una tesi di laurea che metteva a confronto tre comuni del Trentino con altrettanti comuni confinanti di Veneto e Lombardia. Tra di essi c’era Nago-Torbole, messo a confronto con la vicina Malcesine. Il paragone verteva in particolare sulla situazione economica, sulle capacità di autofinanziamento, sulle differenti modalità con cui i comuni - al di qua e al di là del confine - riuscivano a far quadrare i conti. Più di altri mi colpirono due dati: l’anno prima Malcesine aveva incassato dai parcheggi pubblici quasi 400 milioni di lire, Nago-Torbole sì e no 10; come non bastasse, i poli turistici avevano portato nelle casse di Malcesine più di 500 milioni di lire, in quelle di Nago-Torbole alcune decine. Ma il risultato finale comunque non cambiava: entrambi i comuni chiudevano il bilancio in pareggio. Solo che, se al di là del confine le entrate erano garantite dall’intraprendenza comunale, al di qua le differenze erano coperte dalla Provincia.
Imparammo subito la lezione e gli anni successivi quei rapporti almeno in parte cambiarono, ma Malcesine non smise di stupirci. A cavallo del 2000, quel comune decise di rinnovare l’impianto funiviario per il Baldo in quanto il vecchio era ormai inservibile: costo dell’operazione 40 miliardi di lire. Il consorzio proprietario, formato da comune, provincia di Verona e camera di commercio, tra risorse proprie e contributo provinciale riuscì a mettere insieme dieci miliardi di lire, il 25% di quanto serviva. I restanti trenta li chiese in prestito alle banche, sapendo che sarebbe riuscito a pagare il debito solo se avesse superato, da quel momento in poi e per 180 giorni all’anno, il record storico dei passaggi della vecchia funivia. La cittadina della sponda veronese del Garda aveva in mano tre strumenti per convincere le banche a farle credito: l’ambiente magico del Garda nel quale inserire l’avveniristica opera progettata dalla Facoltà di ingegneria dell’Università di Trento, l’idea geniale di una cabina rotante a 360 gradi, la presenza del Capo dello Stato all’inaugurazione. Ma, evidentemente, non furono sufficienti per convincere gli istituti di credito del nord, se alla fine solo una banca romana ebbe il coraggio di finanziare l’operazione. Grazie a quella banca i lavori partirono, l’opera fu inaugurata dal presidente Ciampi ed oggi, a distanza di quasi dieci anni, il coraggio dei cugini veneti è stato premiato: sono proprietari di un magnifico impianto che da loro ricchezza, pagano regolarmente le rate del mutuo e sono riusciti anche a mettere da parte un bel gruzzolo, più di cinque milioni di euro. Non è necessario essere esperti per sapere che, se Malcesine fosse stata in Trentino, senza un contributo provinciale che coprisse almeno il 75% del costo, i lavori probabilmente non sarebbero mai iniziati.
A guardare al di là dei confini c’è quindi sempre qualcosa da imparare, anche se i confronti sono talvolta impietosi. Ma sono proprio questi confronti a rappresentarci la forza e la debolezza della nostra autonomia. Un’autonomia che, se da una parte ci ha fatto crescere e ci ha garantito per 60 anni una solida rete di protezione, dall’altra ci ha impedito di maturare e di diventare realmente autonomi e indipendenti dalle finanze provinciali. Anche l’attuale crisi, che potrebbe essere un’opportunità di sana sveglia per il Trentino, rischia di diventare un ulteriore appesantimento della dipendenza da mamma Provincia. Almeno fino a quando le nostre aziende ed enti continueranno a scambiare la Provincia per un bancomat, nonostante Dellai dica il contrario (del resto è difficile guardare con occhi diversi una Provincia che da 60 anni è un pozzo senza fondo dove attingere moneta nel momento del bisogno e a cui rivolgersi per battere cassa ad ogni spirare di vento contrario). E fino a quando, invece di difendere e stimolare fantasia, imprenditorialità, propensione al rischio, innovazione e coraggio, le varie associazioni, federazioni e interessi vari continueranno a difendere lo status quo dell’economia protetta, contrastando chi si ribella ed emarginando coloro che provano ad intraprendere strade nuove, magari copiando dai vicini cugini veneti e lombardi, fino a punirli per aver voluto fare “il passo più lungo della gamba” (le recenti vicende delle cantine di Nomi e Avio insegnano…).
E’ male che in tempi di crisi il Trentino si chiuda a riccio attorno alla propria cassaforte. Dovrebbe invece abbattere i confini e imparare dal resto del Mondo che, come si vede, non è poi tanto lontano.


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