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 [BRASILE 2010: visita ai progetti ARCOIRIS] Spedite questo articolo ai Vostri amicistampa 
4 marzo 2010

BRASILE, febbraio 2010:
In visita ai progetti di ARCOIRIS


di Giuseppe e Franca

Le tre settimane che abbiamo trascorso in Brasile, dal 5 al 26 febbraio 2010, sono servite a visitare i centri di Arcoiris e i progetti in corso, a fare il punto della situazione, a chiarire aspetti che richiedevano di essere approfonditi sul posto, a risolvere i piccoli e grandi problemi che sorgono nella quotidiana attività di un’associazione attiva come la nostra. Ma anche ad incontrare i bambini e i ragazzi dei nostri centri, alcuni dei quali diventati ormai adulti, i referenti locali e tutti coloro che là lavorano con Arcoiris. A fare poi qualche giorno di vacanza visitando Foz do Iguaçu e le sue cascate, il Paraiba e la devozione a padre Ibiapina, ad incontrare infine per la seconda volta il governatore della Bahia Jaques Wagner. Il tutto (ad esclusione della visita a Foz) a fianco di frei Dilson, nostro referente locale che ha ritagliato il suo tempo dall’impegno di sindaco di Itamaraju, e di Cida e Cristiano, coordinatori del lavoro di Arcoiris.

La prima attenzione è stata, com’era naturale, per i bambini della Casa di accoglienza Arcoiris di Itamaraju. Inizialmente siamo stati con loro a Prado, nella casa al mare dove abitavano da quasi due mesi, seguiti dal personale che si era spostato, taluni con famiglia al seguito, per accompagnarli nella vacanza estiva (i nostri mesi freddi là sono piena estate). Una trentina di bambini, ospitati in una grande casa decorosa, trasportati più o meno tutti i giorni in spiaggia su un pulmino “escolar”, che hanno potuto così trascorrere anche quest’anno una bella vacanza, frutto del progetto “Natale con i bambini Arcoiris” che l’associazione porta avanti da anni grazie alla generosità dei tanti amici. Vacanze finite proprio in quei giorni, quando i bambini sono tornati ad Itamaraju per la riapertura delle scuole. Unico problema osservato a Prado: gli spazi esterni ridotti e il poco verde attorno alla casa.

Ma sia nella casa al mare che, poi a Itamaraju, dobbiamo dire che abbiamo trovato una buona situazione, tenuto conto che si tratta di bambini talvolta difficili la cui sola famiglia è la comunità in cui vivono: a partire dal vitto e dall’alloggio fino all’igiene, alla formazione, all’educazione, al gioco, alla serenità di vita, ci è parso - a noi che venivamo dal “primeiro mundo” - di avere forse qualcosa da imparare. Non ci è sembrato che mancasse nulla nemmeno sotto l’aspetto educativo e affettivo: tante volte ci è toccato di sentire i nostri bambini indicati dalla gente come esempio di vita serena e di buona educazione. E se si pensa che tra di loro vi sono anche ragazzi mandati dal Tribunale dei minori, che hanno già conosciuto più volte la prigione, la soddisfazione è ancora maggiore. Vedere poi come quelli più grandi fanno da papà e da mamma ai più piccoli è toccante. Ma è proprio questo ciò che succede quotidianamente tra i 30 bambini attualmente presenti nella Casa Arcoris, ai quali vanno aggiunti i 12 ragazzi più grandi che vivono all’Assovale e di cui parleremo dopo. Ed è nella Casa che frei Dilson ha organizzato l’ufficio di sindaco, anche perché tutta la gente possa entrare ogni giorno e vedere come si lavora e come vivono i bambini.

Alcuni dati sui 30 bambini della Casa: 18 maschi e 12 femmine; 6 con meno di quattro anni, tra cui due gemelline di poco più di un anno; 12 con età tra i quattro e i dodici anni; 12 tra i dodici e i quindici anni. I mesi in cui Casa Arcoiris è più “vuota” sono proprio dicembre-febbraio, quando è estate, le scuole sono chiuse e le famiglie in qualche modo riescono ad arrangiarsi. Il periodo di maggiore “affollamento”, in cui gli ospiti arrivano fino a 50 bambini, è marzo-giugno che corrisponde alla raccolta del caffè: molti genitori si spostano per lavoro e non sono più in grado di accudire i bambini, allora la Créche diventa indispensabile. Mancano dati precisi, ma la stima è che almeno 700 bambini in questi 20 anni di attività siano vissuti nella Casa di accoglienza Arcoiris di Itamaraju. Da tre anni a questa parte, ogni bambino presente o ogni nuovo entrato sono registrati per cui si conosce la “storia”: risulta così che sono una ventina i bambini che vivono continuativamente nella Casa (a cui vanni aggiunti i 12 ragazzi dell’Assovale), mentre sono circa 45 ogni anno i bambini che rimangono per un periodo più o meno lungo e poi rientrano in famiglia (se ce l’hanno) oppure nelle famiglie che li accudiscono e che i nostri referenti locali riescono a trovare oppure che se ne vanno via (la strada per alcuni è un richiamo molto forte; non è raro leggere di ragazzi, tra cui anche alcuni passati nella nostra Créche, uccisi a pistolettate per colpa della droga, in particolare del Crack che in Bahia è causa dell’80% degli omicidi).

La seconda visita l’abbiamo riservata all’Assovale, la campagna dove vivono i 12 ragazzi più grandi della Casa di accoglienza. Tutti maschi, dai quindici ai ventidue anni, studiano e frequentano il ginnasio, giocano e si divertono, lavorano la terra, producono la farina di manioca nella farineira che la nostra associazione ha costruito. Con loro vive frei Dilson che di questi ragazzi è il padre e la sera, terminato l’impegno di sindaco, torna a casa. Abbiamo parlato con loro, abbiamo ascoltato i loro desideri e i loro sogni: c’è chi vuole studiare da medico a Cuba, una scelta forte, chi vuol fare il lavoratore agricolo, chi invece vuole studiare da psicologo, quasi tutti hanno le idee chiare. Con loro abbiamo trascorso una serata a lavorare la manioca: ne avevano già prodotti 25 sacchi di 60 chili l’uno, ma ne avevano ancora molta da lavorare. E’ stato un piacere sentire dalla voce di Erlando, il tecnico agrario, oggi iscritto a legge “nostro orgoglio”, che la farineira di Arcoiris, utilizzata da tutte le 60 famiglie dell’Assovale, anche se non ancora a pieno ritmo, complessivamente riesce a produrre ogni anno 5 mila sacchi di farina di manioca, equivalenti a 3 mila quintali. Farina che la gente e i nostri ragazzi non solo utilizzano per sé ma vendono sul mercato locale, garantendosi così un piccolo stipendio.

I ragazzi di Arcoiris dell’Assovale allevano poi una trentina di mucche (sono 200 le bocche da sfamare e ogni 1-2 settimane serve una mucca solo per rifornire di carne la Casa di Itamaraju e la creche-scuola di Guaratinga), vari vitelli, due cavalli, una cinquantina di maiali, galline e nel laghetto, che serve anche da riserva d’acqua, del buon pesce (sono stati seminati 1.500 avannotti). Coltivano poi l’orto, che in questo periodo è in fase di trasferimento in un’area più vicina al fiume, dopo che tre mesi di totale siccità hanno creato serie difficoltà. Ne hanno risentito anche le migliaia di piantine di caffè, da poco piantate dai nostri ragazzi nella parte alta dell’Assovale, che si sono salvate grazie al fatto che il tipo di caffè scelto è resistente alla siccità: con la pioggia e con un buon utilizzo di pompa e impianto di irrigazione, le piantine potranno riprendere a crescere in modo da raccogliere, fra 2-3 anni, il primo “Caffè Arcoiris”.

Abbiamo incontrato poi i 6 ragazzi ai quali sono state assegnate le borse di studio universitarie per coprire i costi di iscrizione all’università: 2 maschi (Erlando e Welton) e 4 femmine (Ivaneta, Simone, Lisete e Laci); 4 iscritti a legge e 2 ad infermeria; 1 iscritto al primo anno di corso, 3 al secondo e 2 al quarto anno. Due di loro sono cresciuti nella Casa Arcoiris: Erlando e Ivaneta, tutti sono fortemente motivati nella loro scelta. Non è servito dire loro molto per far capire l’impegno di Arcoiris nel sostenere questo progetto di borse di studio (il cui costo annuo è di 16 mila euro, ben più dei 10 mila previsti inizialmente; alcuni dei ragazzi erano stati finora aiutati personalmente da frei Dilson che destinava loro buona parte del suo stipendio di sindaco). Tutti ci hanno detto le ragioni della loro scelta, hanno motivato il loro impegno e ringraziato l’associazione. Il loro grazie lo giriamo a tutti i soci e ai sostenitori. L’impressione che abbiamo avuta è stata molto positiva: si tratta di un gruppo fortemente motivato, in gamba.

Il problema della scuola di Jucuruçu, assegnata nel 2004 da Arcoiris in comodato gratuito al Comune con un accordo che il nuovo sindaco pareva non voler più rispettare, l’abbiamo affrontato dapprima con un incontro con lo stesso sindaco e l’assessore all’assistenza sociale e poi con un incontro con il personale che aveva lavorato nella scuola di Arcoiris. Tra le condizioni previste nell’accordo c’era l’obbligo della continuità lavorativa degli ex dipendenti e l’utilizzo della costruzione da parte del Comune per finalità formative e sociali. Tali condizioni ci risultavano non pienamente rispettate, in quanto due dipendenti erano state lasciate senza lavoro e c’erano voci che il Comune volesse usare la struttura per scopi diversi e che il vitto dato agli scolari lasciasse a desiderare. Alla fine, abbiamo trovato un accordo con il nuovo sindaco, con il consenso anche degli ex lavoratori di Arcoiris, sufficiente per proseguire la collaborazione e il comodato gratuito. Manca ora solo la sottoscrizione dell’atto, nella speranza che il sindaco non si rimangi tutto, nel qual caso Arcoiris non potrà che prendere nuove decisioni.

Con la cooperativa delle sarte è stato discusso del loro futuro. La cooperativa sta passando un momento fortunato e sfortunato nello stesso tempo. Fortunato perché la ditta Conduto (che sta costruendo per la Petrobras la condotta del gas che attraversa Itamaraju e i paesi vicini e che sta utilizzando temporaneamente i locali della scuola C. Malossini), ha fornito una commessa di più di 600 divise e ha donato alla cooperativa dodici nuove macchine da taglio e cucito. Sfortunato perché Maria, mente e cuore della nuova cooperativa, non sta bene ed è stata operata al cuore. La buona volontà sembra scontrarsi con l’oggettiva difficoltà della cooperativa a decollare come dovrebbe. Ariadna, che è lì presente, ha il compito di completare la costituzione della cooperativa e di cercare di dare alla stessa la spinta che serve.

Molto positivo è risultato il contratto di affitto alla Conduto dell’area della scuola C. Malossini, nonostante ciò abbia privato temporaneamente scuola e sarte di alcuni locali (temporaneamente spostati nella “scuolina” e all’Assovale): quel contratto, voluto da frei Dilson, oltre ad un buon affitto ha portato molte occasioni di lavoro e numerosi benefici diretti e indiretti all’intero quartiere Corujao, ha prodotto la manutenzione totale della scuola C. Malossini con l’ampliamento dei bagni e dei servizi, il rifacimento di un’aula dove il pavimento aveva ceduto, l’impianto elettrico interno, la controsoffittatura e altro ancora. Per di più, tutta l’area tra pochi mesi verrà lasciata libera totalmente attrezzata ad area industriale, con terreno idoneo, impianto elettrico generale (il solo quadro elettrico è costato 15 mila reais), acqua, fossa biologica, raccolta differenziata, messa in sicurezza su tutto il confine. Insieme a frei Dilson e a Cristiano abbiamo cominciato a ragionare su un suo utilizzo a beneficio, oltre che della scuola e della cooperativa delle sarte, di altre iniziative che producano utili alla Casa Arcoiris e occasioni di lavoro per i nostri ragazzi più grandi.

Non è potuta mancare la visita alla scuola di Guaratinga (CEFEBO), che è realmente un fiore all’occhiello come ci era stato detto, la migliore scuola della cittadina, esempio per le altre: 6 classi, di cui 2 di prescolare (scuola materna) e 4 di scuola (dalla prima alla quarta); l’età dei bambini è fino a 5 anni nelle prescolari, dai 6 ai 14 anni nelle scolari. Il numero di bambini a regime è di 140, con l’attenzione a non accogliere secondo le mere richieste (i posti non basterebbero per rispondere a tutte) ma secondo le necessità delle famiglie. I bambini, oltre all’istruzione, ricevono tre pasti al giorno: colazione, pranzo e merenda. E’ ottima l’organizzazione interna, con biblioteca, sala musica, ecc. Tutta l’area è recintata. Manca solo un parco giochi, al quale Arcoiris dovrà ora pensare.

Abbiamo visitato l’Apae di Itamaraju, struttura che aiuta gli handicappati fisici e psichici della città e che Arcoiris ha recentemente sostenuto, in collaborazione con il comune di Trento, nella ristrutturazione dello stabile e nell’acquisto di strumenti didattici: il lavoro fatto con il nostro aiuto è stato grande; con i soldi inviati hanno fatto moltissimo, segno che il volontariato non è mancato. Anche loro ci hanno chiesto un parco giochi. Abbiamo fatto visita anche al Banco do Brasil di Itamaraju, dove abbiamo sollecitato con forza che i soldi inviati dall’Italia non vengano bloccati per più di un mese, come è recentemente successo, a causa della burocrazia: battere i pugni sul tavolo forse è servito. Il viaggio è stato l’occasione anche per regolarizzare alcune situazioni in sospeso presso il Forum di Itamaraju e per la sottoscrizione di documenti da parte della presidente, rappresentante legale dell’associazione: c’è stato, tra l’altro, il recepimento definitivo di tutta la proprietà della Casa Arcoiris al Corujao che ora è, a tutti gli effetti, dell’associazione Arcoiris (il che ci tranquillizza sul futuro della Casa, che non poteva dipendere dalle decisioni prese in municipio dal sindaco pro-tempore).

Non è mancata la serata istituzionale nella “Camara Municipal” di Itamaraju dove, davanti a 300 persone, il Consiglio comunale ha consegnato alla presidente Franca la cittadinanza onoraria di Itamaraju, votata la sera prima all’unanimità dal Consiglio stesso (maggioranza e opposizione per una volta unite), un importante riconoscimento che va all’intera associazione Arcoiris di Trento per il lavoro svolto in questi anni. Stesso significato ha avuto il diploma onorifico consegnato a Giuseppe dal Sindaco per le attività realizzate insieme ad Arcoiris con il progetto “I Comuni trentini per i Comuni del Sud del Mondo”. A nostra volta, abbiamo consegnato l’encomio speciale dei 20 anni della nostra Associazione a frei Dilson, e un riconoscimento a Cristiano, Cida e a Dilma, per il lavoro da loro svolto nei nostri centri. Tra l’istituzionale e l’amichevole è stato l’incontro a Salvador con il governatore Jaques Wagner che, vistoci con frei Dilson, si è ricordato immediatamente di noi come “quelli del Festival dell’Economia” (lo avevamo invitato tre anni fa a venire al Festival di Trento, progetto che non si era potuto concretizzare per problemi organizzativi in Bahia).

Abbiamo poi incontrato il sindaco di Santa Cruz Cabralia, partecipato alla “posse” del vereador Rafael a Ilheus, conosciuto gli amici e sostenitori di Frei Dilson a Jaguarari nel Sertão bahaiano. Ci è mancato il tempo di visitare gli Indios Pataxò di Barra Velha e delle altre aldeias del Monte Pascoal, dove Arcoiris ha recentemente portato a termine alcuni progetti come l’acquisto dell’ambulanza, delle carrozzelle per disabili, delle reti da pesca, l’aiuto alle suore nell’acquisto della fuoristrada. Abbiamo però incontrato alcuni loro rappresentanti e le suore che ci hanno aggiornato. E’ stato quindi un viaggio colmo di impegni ma anche di soddisfazioni, che vanno a merito del lavoro dei soci e dei sostenitori di Arcoiris in Italia e in Brasile. Speriamo che questo breve racconto possa essere un’occasione di soddisfazione anche per tutti loro.

Torbole s/Garda, 3 marzo 2010
  






























































 

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