Febbraio 2011 -
E’ stata di un indios pataxò, coperto di vestiti e piume rituali, la prima immagine che ci ha accolti una volta scesi dalla “balza” di Porto Seguro, la chiatta che ci ha portati dalla città verso Arraial d’Ajuda e poi Barra Velha. La nostra meta era l’aldeia degli indios nella cui canonica erano ospitati i bambini della Casa di Accoglienza Arcoiris di Itamaraju per un periodo di soggiorno al mare: 25 bambini, di età variabile dai pochi mesi ai 15 anni, raggiunti poi dai 10 ragazzi maggiori (16-20 anni) dell’Assovale, località dove vivono, studiano e lavorano la terra i più grandi del centro di accoglienza Arcoiris.
Anche quest’anno, grazie alla generosità dei soci e dei sostenitori che finanziano il progetto “Natale con i bambini”, in piena estate brasiliana la casa di accoglienza si è trasferita al mare per una vacanza. Dato che le scuole sono chiuse, i ragazzi che hanno famiglia o parenti disposti ad accoglierli tornano a casa, mentre quelli che non hanno nessuno vanno al mare, in vacanza.... Ci restano più di un mese seguiti dal personale di Arcoiris, vivono in mezzo alla natura, fanno il bagno nel mare e nei fiumi, ogni occasione è buona per giocare, si aiutano a vicenda, sono a stretto contatto con la popolazione indios della riserva Monte Pasqual.
Con loro abbiamo trascorso la prima settimana, andando e tornando da Caraiva, il centro più vicino che poteva ospitarci dato che la canonica era stracolma. Caraiva è posta alla foce di un fiume, lì la corrente elettrica è arrivata da poco ma fortunatamente non sono ancora arrivate le automobili. Si raggiunge, come Barra Velha, con cinquanta chilometri di strada sterrata, bisogna parcheggiare l’auto in periferia e in paese si entra solo a piedi o con i taxi locali, carretti con ruote gommate trascinati da muli e cavalli, visto che le strade sono solo di sabbia. Un piccolo paradiso terrestre, finché dura.
Abbiamo partecipato alla gioia dei bambini durante la vacanza e abbiamo capito quanto sia importante per loro questo periodo che, sebbene impegnativo dal punto di vista logistico (è un vero e proprio trasloco, anche per il personale), li aiuta a migliorare lo stato di salute fisico e psicologico ed anche l’aspetto affettivo. E’ come una grande famiglia che va in vacanza, rinunciando a qualche “comodità” ma godendo del clima allegro e vacanziero che si respira. E’ stato ed è sempre molto bello dare ai tanti bambini un po’ d’affetto e di attenzione di cui hanno un grande bisogno!
Ciò che ha caratterizzato anche quest’anno il nostro viaggio in Brasile è stata la mobilità. Oltre a Caraiva-Barra Velha, già nella prima settimana siamo stati a Itamarajù, Jucuruçu, Guarantinga, città dove ci sono le attività di Arcoiris: a Itamarajù il centro di accoglienza per bambini di strada, a Guaratinga la scuola per 150 ragazzi poveri della città ai quali si da formazione e vitto, a Jucuruçu l’edificio assegnato in comodato gratuito al Comune che ospita l’unica scuola materna dell’intero municipio (circa 20 mila abitanti) con più di 150 piccoli.
In ognuna di queste cittadine, incontri con i responsabili e i lavoratori dei centri, ma soprattutto con gli amministratori locali (sindaci, assessori delegati all’assistenza e all’istruzione), a dimostrazione che ciò che ci preme è costruire qualcosa in collaborazione con le comunità locali e con le loro rappresentanze istituzionali. Un impegno non facile che non sempre porta a buoni risultati. Talora abbiamo l‘impressione di lasciare dei segni che la prossima alta marea cancellerà… ma ci conforta il fatto che è indelebile il segno lasciato sui nostri ragazzi che, allontanati dalla strada e cresciuti nei centri, possono affrontare la vita con la dignità di uomini sicuri, istruiti, preparati ad affrontarla.
In questo senso va anche il progetto delle borse di studio con le quali alcuni ragazzi meritevoli, in parte cresciuti nei nostri centri, possono ora studiare e laurearsi in infermeria, legge, medicina. Li abbiamo incontrati due volte, questi giovani, ci hanno presentato i risultati del loro lavoro, i loro piani di studio, i loro progetti. Altri due ragazzi grandi dell’Assovale sono già diventati papà, hanno un lavoro e si prendono cura della nuova famiglia; un terzo ha intenzione di sposarsi con la sua ”namorada” e frei Dilson sta organizzando, proprio come fa un padre, il suo lavoro all’Assovale perché possa diventare autonomo economicamente.
Parte della seconda settimana è stata di vacanza. Abbiamo visitato la Bahia più a nord, verso Salvador: qualche giorno a Ilheus e dintorni, compresa la Lagoa Encantada e poi a Camamu, passando per Itacaré, zone turistiche che rappresentano anche visivamente le forti contraddizioni del Brasile, lo sviluppo mescolato ad una povertà ancora molto presente, povertà che la politica di Lula ha contenuto in questi anni ma che siamo ancora tanto lontani dal superare. Ad aggravare la situazione è intervenuto il fenomeno della droga, del crack, sempre più diffuso e che coinvolge ogni strato della popolazione, in particolare i più poveri che per procurarsela fanno uso di ogni mezzo, compresi gli omicidi il cui numero cresce in modo vertiginoso.
Al ritorno a Itamarajù, l’ultimo periodo è stato un autentico tour de force: incontri con sindaco e amministratori, dai quali abbiamo ottenuto l’impegno al pagamento degli stipendi ad una parte del personale del centro di accoglienza (con la speranza che alla parola seguano i fatti); visite a Cajuita e S. Antonio de Alcobaça; acquisti di giochi per i bambini, di materiali e strumenti necessari, dai nuovi materassi (quelli vecchi erano stati portati al mare), lenzuola e cuscini, alle macchine per lavare, a varie altre cose necessarie per una comunità; acquisti di materiale scolastico per i ragazzi più grandi che già avevano iniziato il liceo; acquisti di piastrelle, porte e materiale edile per la ristrutturazione della dispensa e del guardaroba; manutenzione della cucina e del forno per renderli nuovamente efficienti; organizzazione delle pulizie generali per i ragazzi che, nel frattempo tornati dal mare, hanno ricominciato la loro vita normale in attesa della riapertura delle scuole.
Non ha potuto mancare una visita all’Assovale dove i ragazzi più grandi vivono, insieme ad una sessantina di famiglie di contadini, studiano e nello stesso tempo lavorano i campi, coltivano caffè e manioca, utilizzano la farineira e il trattore che abbiamo costruito e comperato qualche anno fa, curano l’orto, allevano bestiame, in particolare vacche, cavalli, maiali, galline, che servono anche ai nostri centri. Basti pensare che, solo per dare da mangiare ai ragazzi dei centri Arcoiris (mediamente 250 pasti al giorno), serve più di una mucca alla settimana oltre ad una grande quantità di latte. Ecco perché l’allevamento è una vera e propria necessità. Vedendo poi il caffè quasi maturo, abbiamo accarezzato il sogno di creare un ponte per il commercio solidale tra la cooperativa Assovale di piccoli produttori, tra cui i ragazzi Arcoiris, e i produttori di caffè del Trentino e dintorni. Speriamo in futuro di arrivarci….
Alla scuola professionale Cesare Malossini prosegue il lavoro delle sarte che hanno problemi organizzativi e a farsi pagare il lavoro fatto, ma li supereranno. Sono in attesa di conferma per una grossa commessa, nel frattempo confezionano bermuda per i bambini del Centro e abiti per privati. Inoltre svolgono la loro funzione di scuola per le ragazze più grandi della Casa. Due sale nello stabile sono occupate dalle attività del progetto “Pro Jovem” per i ragazzi dei quartieri Corujao e Vaze Alegre che si svolgono in collaborazione con il comune. Queste attività hanno lo scopo orientativo, informativo e preventivo delle devianze per i giovani dai 14 ai 18 anni. Qui vengono svolti corsi per confezionare prodotti artigianali con materiali riciclabili, per informare sul pericolo della droga, sull’educazione sanitaria e sessuale.
Ad accompagnarci, in tutto il periodo, come sempre, frei Dilson che è il nostro referente in Brasile e che ora, che non è più sindaco, può dedicare maggior tempo ed energie a questa attività. Al suo fianco la sorella Dilma, che coordina la scuola di Guaratinga e che ora inizia a coordinare anche il centro di accoglienza a Itamarajù, Cristiano e Cida che non fanno mancare il loro aiuto in ogni momento di bisogno e le tante altre persone che lavorano nei centri.
Mai come quest’anno abbiamo trovato tanti bambini piccoli che il Consiglio Tutelare di Itamaraju ci ha affidato: quasi una decina hanno meno di due anni e sono un grande impegno. E’ bello vedere lo spirito di comunità, di grande famiglia, dove non solo le donne che vi lavorano ma anche i ragazzi più grandi sono indaffarati nell’accudire i più piccoli, lavarli, imboccarli, vestirli. Il numero dei giovani ospiti varia nel corso dell’anno con i periodi, da un minimo di 33-35 in quello estivo (25 al Centro di accoglienza e 10 all’Assovale) a una media di 50 durante l’anno con picchi nei periodi della raccolta di caffè e cacao, quando molte famiglie lasciano i bambini per poter andare a lavorare nelle campagne. Siamo ancora l’unica realtà che accoglie bambini soli: abbandonati, orfani, o i cui genitori devono lasciarli per periodi, o a cui è stata interdetta la patria potestà; bambini che vivevano sulla strada da poco o da molto tempo.
Insomma, come sempre, una bella esperienza. Tante difficoltà da risolvere giorno dopo giorno, tante fatiche perché nulla è facile e scontato, ma anche la consapevolezza che il lavoro dei soci, dei collaboratori, dei volontari di Arcoiris non va per nulla sprecato, anzi...
Un caro saluto a tutti.
Franca, Silvana, Giuseppe |
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