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Riporto, dal "Trentino" del 25 gennaio 2011, il ricordo di una bella persona.
"Aveva 82 anni. A 17 la prima tessera del Pci: una vita da militante. Consigliere comunale dal 1974 al 1990 e poi dal 1995 al 2000 non ha mai avuto incarichi amministrativi
ROVERETO. Era uno di quei comunisti che non mangiano i bambini. E nemmeno li spaventano. Solare e bonario nei rapporti personali quanto rigoroso e ponderato nell’approccio «politico» alle cose. Ieri è morto Gianfranco Valduga. Tra un mese avrebbe compiuto 82 anni. Professore, consigliere comunale. Eterno candidato: «ogni volta che non si può vincere, vengono da me», aveva risposto ridendo nel 2008 alla domanda: «Ma ancora?»
Quella del 2008 era stata la sua ultima stagione da «eterno candidato», appunto, della sinistra trentina. Candidato per il senato, ovviamente senza alcuna speranza di vittoria. E candidato presidente, contro Dellai, alle elezioni provinciali. Due battaglie perse in partenza, ma che valeva lo stesso la pena fare. Perchè se qualcuno ha un voto da dare al tuo partito, deve esserci qualcuno disposto a metterci la faccia per prenderlo. Anche se sa benissimo che nemmeno un miracolo potrebbe farlo vincere. E ai miracoli nemmeno ci crede.
Nato a Rovereto il 28 febbraio 1930, da Rovereto Franco Valduga (Gianfranco solo per l’anagrafe) non si è mai spostato. Abitava in Vallunga nella casa paterna. Assieme alla moglie Eugenia, dalla quale non si separava mai. Laureato in legge, aveva iniziato a lavorare in una banca per scoprire che non poteva proprio essere il suo mondo. Nel 1965 era approdato all’insegnamento e maestro è stato per tutta la vita. Di tedesco, prima alla scuola media e poi al Fontana, ma anche e soprattutto di politica, punto di riferimento - teorico, etico, culturale - per intere generazioni di giovani roveretani.
Al Pci era arrivato giovanissimo: si era iscritto a 17 anni, nel 1947, a guerra appena finita. Membro del comitato federale dai primi anni Sessanta fino allo scioglimento. Nel momento in cui i comunisti decisero di non essere più comunisti, lui restò comunista. In Rifondazione prima e nei Comunisti Italiani dal 1999, entrando nella segreteria regionale. Una militanza lunga una vita. Che se gli ha dato grandissime soddisfazioni dal punto di vista umano, non lo ha mai portato oltre il ruolo di consigliere comunale. Dal 1974 al 1990; poi dal 1995 al 2000. Eletto col Pci e con Rifondazione Comunista. Negli ultimi 20 anni, con il passaggio alla parte «non governativa» della sinistra, la quasi paradossale moltiplicazione delle candidature. In una staffetta continua con Giacomino Filippi. Elezioni comunali, regionali, nazionali. Ogni volta che serviva un nome e una faccia, che c’era una campagna elettorale da fare anche se per puro spirito di bandiera, lui c’era. E se la giocava con disincanto ma anche con estrema serietà. Perchè quello che aveva da dire, Franco Valduga lo diceva spesso ridendo, ma lo diceva sempre.
E anche quando non doveva metterci il nome, per lavorare era disponibile comunque. Non c’è stata raccolta firme per le liste in 60 anni che non l’abbia visto ai banchetti per le strade, campagna elettorale in cui non si sia speso. L’ultima, quella per la Comunità di Valle. Nel giorno di consegna delle liste e presentazione dei candidati presidente, in comprensorio era comparso lui. «Ma, ancora?» «No, stavolta no. Do solo una mano, stavolta ne hanno trovato un altro. Ma tranquillo, non ce la fa neanche lui». Ed era esploso in quella risata profonda che mancherà a molti più di tante parole. (l.m)"
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