 |
19 giugno 2005 -
Intervista sul quotidiano "L'Adige" di Nello Morandi
"Nel 1977 dalla Valle di Ledro arrivò la notizia di un’epidemia di tumori e di asbestosi tra i lavoratori di una fabbrica di amianto, che trovò ampio spazio su questo giornale. Oggi, dopo quasi trent’anni, si incontrano due dei protagonisti: Giuseppe Parolari, allora giovane medico del lavoro autore della ricerca, e Nello Morandi, allora cronista di Riva del Garda che diede la notizia.
Dottor Parolari, ci può raccontare cosa successe alla Collotta-Cis di Molina di Ledro?
Era l’anno 1977, alla medicina del lavoro di Riva del Garda si rivolsero alcuni lavoratori per segnalare che a Molina di Ledro, nella loro fabbrica, c’era qualcosa che non andava. La gente moriva di “tumori e di polmoni”. Cominciai a preoccuparmi quando mi dissero che in quella fabbrica si era lavorato l’amianto per 45 anni, dal 1928 al 1973. Decisi di andare a vedere cosa stava succedendo.
E cosa trovò?
Organizzai uno studio retrospettivo e la gente del posto mi aiutò a ricostruire la lista delle 430 persone che avevano lavorato in fabbrica nel corso dei 45 anni, il ciclo produttivo e ogni altra informazione necessaria. Feci analizzare campioni di materiali, visitai più di 200 ex lavoratori viventi, cercai le cause di morte e le cartelle cliniche dei circa 200 deceduti. Fu prezioso l’aiuto di tante persone, in particolare della sindaco Agnese Rosa e dell’ex messo comunale Candido Zendri. Alla fine presentai ufficialmente i primi risultati della ricerca ad un convegno a Bolzano e poi, nel 1981, ad un Comgresso sulla ricerca sul cancro a Helsinki. Lo studio fu inserito tra quelli ufficiali dell’ILO sull’argomento e si potè così contare sulla collaborazione di alcuni ricercatori dell’Istituto Tumori di Milano, dell’Istituto Superiore di Sanità e dello IARC di Lione, che è l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro.
Le preoccupazioni della gente e dei lavoratori risultarono fondate?
La fabbrica aveva causato più di 50 morti da lavoro, uccisi dal cancro e dall’asbestosi, una malattia polmonare simile alla silicosi. Trovammo otto mesoteliomi della pleura e del peritoneo, tumori tipici da amianto, ma anche un eccesso di tumori del polmone, dell’apparato digerente, dell’ovaio nelle donne, del sistema linfoemopietico. Il 55% dei più esposti ad amianto era morto di cancro, i dieci più esposti in assoluto sono tutti morti a causa del lavoro: sei di cancro, tre di asbestosi polmonare, uno di cuore polmonare causato dall’amianto. Se a ciò si aggiunge che anche tra i viventi vi era un centinaio di casi di asbestosi, si capisce che si è trattato di un fatto gravissimo, un\'autentica strage.
Vi furono morti anche tra la popolazione?
Sono stati trovati anche due casi di mesotelioma della pleura in donne che non avevano mai lavorato in fabbrica ma abitato con ex lavoratori. Si erano ammalate, ed erano morte, per aver pulito giornalmente i vestiti da lavoro sporchi di amianto dei loro familiari. Sono stati trovati tredici casi di asbestosi in persone che non avevano mai lavorato in fabbrica, ma abitato o lavorato i campi a ridosso della stessa.
Si è trattato quindi di uno dei casi più emblematici di morti da lavoro in Italia. Tuttavia se ne sentì parlare poco, a parte alcuni articoli su questo giornale. Come mai?
Era come se ai confini della Val di Ledro fosse stato eretto un muro di gomma su cui rimbalzavano le notizie. A quel tempo l’associazione internazionale dei produttori di amianto era più potente delle sorelle del petrolio. Uscita la notizia, gli emissari dell’associazione girarono gli uffici della Provincia, e non solo, a spiegare che quel giovane medico del lavoro di Riva era matto e si inventava tutto. In quella storia l’unico ad essere messo sotto accusa fui io. Fortunatamente il Pubblico Ministero mi diede ragione e chiuse il fascicolo, ma non ne venne mai aperto nessun altro, nonostante vi fossero stati più di 50 morti da lavoro e un centinaio di ammalati. Se la risonanza locale fu modesta, ben diversa fu l\'accoglienza in ambito scientifico perché si trattò della prima ricerca italiana di quelle dimensioni e con quei risultati.
Cosa produsse concretamente?
Un po’ di giustizia e una pensione agli ex lavoratori o alle vedove. Servì poi a far bonificare l’area che era ancora inquinata da grandi quantità di fibre che si disperdevano tutto attorno, quindi a far sì che altri non si ammalassero. Contribuì infine, accanto alle due ricerche italiane che la seguirono, una sugli ex lavoratori della “Eternit” di Monferrato e l\'altra sui lavoratori delle Ferrovie dello Stato, a far sì che nel 1992 l’amianto venisse messo fuori legge anche in Italia.
Da allora l’amianto non è più lavorato?
Non lo è più nei paesi industrializzati. MA le lavorazioni sono state trasferite nel terzo mondo dove tra alcuni anni si comincerà a contare i morti come abbiamo fatto noi qui trent’anni fa.\"
Nello Morandiwww.giuseppeparolari.it
^top
|
 |