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 [Ultima notte Paolista] Spedite questo articolo ai Vostri amicistampa 
5 dicembre 2006

di Alessio Parolari

..... o forse no (infatti, sarò di ritorno a fine mese per prendere il volo di ritorno), resta comunque il fatto che la fine della mia esperienza paolista si approssima.
Domani si lascia la città alla volta di Rio e poi nord.
Non sono di molte parole questa sera. Tra meno di un'ora devo essere in Moemia al Sushi bar per una piccola festiciola di conclusione.
Il fatto che tutto è terminato in una maniera strana: mi sono trovato oggi a fare le valigie senza nemmeno rendermi conto di quello che stava accadendo. Ho vissuto questi ultimi giorni come dei normalissimi giorni e nel mio stile vagabundo mi sono dimenticato di fare le telefonate di rito, quegli abbracci ("ci vediamo") che comunque sono solo un modo poco sincero per dire addio. Addio. Io in Europa, voi in America, un oceano di mezzo... e quindi quegli amici che dovranno restare resteranno. Chi merita merita, agli altri "piacere, good bye, good luck".
Dicevo che questa esperienza alla GV è terminata così, in modo strano. Ho lasciato l'università senza strette al cuore e senza gioia. Ho compiuto per l'ennesima volta la strada che mi divide Bela Vista da Rua Itapeva, camminando sotto un'acqua fitta fitta che sta allagando la città, questa pazza città. Una città orribile per il turista ma estremamente piacevole per il suo cittadino, dalle mille facce nascoste sotto una crosta non molto affascinante o bella da vedere. Una città strana, in parte specchio di quel Brasile che fatica a mettersi in moto ma non perde il suo gusto di gustare la vita in tutti i suoi piccoli aspetti, con semplicità e gioia.
Si, Sao Paulo non diresti essere la capitale economica di un paese in via di sviluppo, di un paese emergente: vedere una gru è quasi impossibile. Un auto fiammante pure. I locali carini sono nascosti e di accesso ai pochi ricchi. Il paese resta se stesso, avanzando lento e claudicante ma per questo non è meno affascinante. O meglio piacevole.
Sarà che sta concludendosi un periodo di estrema calma, in cui, sinceramente, lo stress fino ad ora conosciuto è lentamente scomparsa lasciando un monte di tempo libero, per cazzeggiare e fare nulla.
Ma tutto è stato così strano in questi mesi, sono volati, volati stranamente. Non ho provato nostalgia, non ho provato grandi sentimenti, ho vissuto fasi strane, da solo, situazioni anche difficili da cui sono uscito come una barca che passa attraverso una tempesta: un po' abbacchiato ma sempre integro.
Ho avuto modo di conoscere persone a cui voglio bene. Con cui forse non ho mai trovato quel feeling estremo (che sia amicizia o amore) ma con cui sono stato bene e di cui ho saputo apprezzare le piccole cose che mi hanno saputo regalare.
Sono riuscito, e mi complimento, a gustare, in un paese strano, il senso del viaggio, a conoscere persone brasiliane, a pungolarle, a scoprirle ed ascoltarle. Mi sono perso dei pomeriggi, dopo il pranzo, ad ascoltare un vecchietto di Ascoli Piceno, arrivato a S. Paolo 50 anni fa, che mi raccontava i suoi ricordi (infiniti) della sua giovienzza paolista, l'evoluzione della città, la moglie che brontola, accovacciato su una terrazza che da diretta su una viuzza in cui campa, enorme, l'insegna della farmacia (drogheria). Una terrazza che si affaccia su una viuzza, trafficata, in cui passano pazze motociclette e tranquilli automobilisti, di cui puoi sentire l'odore, l'odore di smog, acre, forte che ti entra nel naso, giù, sino ai polmoni, lasciandoti però intangibile. Non è un problema. Il Brasile insegna anche questo, ad accettare. A non prendersela. A non cercare sempre e comunque qualcosa oltre.
Penso d'essere riuscito a cogliere un po' una faccia di questo Brasile. Diverso da quello che immaginiamo, diverso a quello di cui i miei mi avevano sempre parlato ma fondamentale per cogliere la complessità di questo paese, diverso, complicato ma apparentemente tranquillo. Tranquillo come la musica che passa ora alla radio. Un poco malinconico.
Ed ecco che per questa sera, concludo il mio post guardando guori dalla finestra, ascoltando l'acqua che ticchetta sulle piante.
Avrò nostalgia di tutto questo?
Non lo so ancora. Ma penso di si.
La vita va, avanti, e non guarda in faccia a nulla. Si chiude una parentesi, o forse una fase, non saprei. Da domani si viaggia, come un turista, come qualsiasi altro.
Cercherò di essere brasiliano, in questi giorni.
Vedremo.
Arrivederci, vecchia signora. Chissà se mai cambierai? Chissà se lo spirito occidentale ti entrerà dentro o rimarrà il tuo languore...
Un bacio a Sao Paulo.

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