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7 dicembre 2006
Ovvero la cittá piú bella del mondo...
di Alessio Parolari
Ho scoperto, con il tempo, che una cittá la puoi scoprire e capire guardando ai suoi bar. Dando un´occhiata al loro stile, al comportamento delle persone che ci stanno dentro, il loro sorriso, il modo di stare assieme.
Rio ha classe, ha classe da vendere e ti prende il cuore. E questa classe non la vedi dal Cristo, non la vedi nella praia de Ipanema. A me del mare di Rio non me ne frega nulla. Il mare del Brasile non mi piace. A me piace il Brasile, inteso, come dicevo, come un modo d´essere ancora prima che un paese. La musica, l´arte, il modo di stare assieme.
E Rio, Rio ti prende il cuore, per tutto questo senza nemmeno che tu te ne accorga. Quando ci cammini, rilassato, in ciabattine infradito, e senti questa calma, questo clima diverso, quest´aria di mare che ti entra nei polmoni ti viene male d´aver passato 5 mesi in Sao Paulo...hai l´idea, almeno io ho avuto, di essere giunto in Paradiso.
Per tutto il giorno non sono riuscito a togliermi il viso di Gilberto Gill, Jon Ben ma soprattutto Vinicius de Moraes. E nella mia testa ribalzava "garota de ipanema" (Olha que coisa mais linda/ mais cheia de graça/ É ela, a menina / Que vem e que passa / Num doce balanço / Caminho do mar).
Rio é dentro questa musica. Rio é la sua musica e la sua arte.
Ed é cosí che sono giunto, la notte, con un 50enne brasiliano che lavora nell'ostello e nella vita ha fatto un po´di tutto (da suonare nella metropolitana di NY a fare il cameriere in giro per il mondo ed é una persona stupenda, semplice, che un po', a pensare che ha l´etá di mio padre, mi si stringe il cuore), 3 inglesi, un italiano in questo localino dove suonavano bossa nova, ed in silenzio, tutti quanti, religioso silenzio, ce ne siamo rimasti in contemplazione per 3 ore. Senza fiatare.
Rio, la Rio che vedi da turista alternativo, é anche altro. E´ perdersi all´incrocio della strada, la notte seguente, a bere birra e chiacchierare con questo gruppo di ragazzi che, alle 8 di sera, arrivano con il barbeque ed organizzano una cena in strada. Offri una cerveja ed il churrasco diventa anche tuo. Ed un po' ti raccontano la loro storia, la storia delle favelas. Quelle favelas arrampicate sulle colline, quei luoghi strani che per un intero pomeriggio, il mio taxista politico, mi ha illustrato.
E lui, di favelas, ne sa: "una parte della mia famiglia ci vive...io sono cattolico ma la prima colpa di tutta questa povertá é della chiesa: serve il controllo delle nascite"..."serve la formazione, servono i lavori"...."ma qui non gliene frega a nessuno"...."io lavoro, non ho assicurazione medica, ma i miei tre figli si...mi sono dovuto spostare nella zona povera a nord per poterli mandare a scuola, ad apprendere una professione".
Perché Rio la guardi, é un paesone splendido, ma é pur sempre Brasile. Quel Brasile in cui la povertá esiste, in cui sotto il Cristo redentore convivono ricchi e poveri.
Ed ora, debbo andare, il tempo stringe.
Io vi do un consiglio.
Se dovete mettervi a viaggiare: imparate dagli inglesi: pantaloni, zaino ed ostello. Non ha paragoni.
Un abbraccio.
Alessio Parolari Blogwww.giuseppeparolari.it
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