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19 dicembre 2006
Intervento in aula sul bilancio 2007
della Provincia autonoma di Trento
Signori Presidenti del Consiglio e della Giunta,
colleghi Consiglieri,
due sono gli aggettivi, a mio avviso, che più di altri definiscono e caratterizzano la manovra di bilancio 2007: coerente ed equilibrata. Coerente perché procede sulla strada delle precedenti manovre di bilancio e dei piani di sviluppo, del resto non potrebbe essere altrimenti in quanto il progetto complessivo è unico e questo bilancio è solo uno dei passaggi; equilibrata perché cerca di raggiungere gli obiettivi senza forzature e, soprattutto, senza cadere nella demagogia e nelle esagerazioni.
Non era mai successo, almeno in questi ultimi anni, che durante le audizioni in seconda commissione permanente il bilancio provinciale non ricevesse critiche dalle parte sociali, di quelle che pesano naturalmente. L’anno scorso, tanto per ricordare, il coordinamento imprenditori arrivò in commissione diviso su tutto, con documenti tanto contrastanti tra loro da spiazzare i consiglieri e da creare qualche problema alla stessa gestione dei tempi dei lavori. Quest’anno invece no, il coordinamento è arrivato con un documento unitario e con una sostanziale condivisione, pur con qualche distinguo, della manovra di bilancio. Le critiche si sono limitate a problemi specifici, come il tributo sul turismo con la richiesta di spostarlo al 2008, ma non hanno toccato la filosofia complessiva che è risultata condivisa.
Non molto difforme, solo un po’ più ricco di critiche, l’atteggiamento dei sindacati. Anche in questo caso le critiche si sono però indirizzate ad aspetti settoriali, come il blocco del turn-over, ma non ad aspetti generali. Buono anche il giudizio delle rappresentanze dei comuni e delle autonomie locali, che hanno riferito di condividere le finalità della manovra e di aver preso atto che gli accordi sottoscritti con il protocollo d’intesa in materia di finanza locale sono stati correttamente riportati nella manovra. Positivo infine il parere della Camera di commercio, che si è limitata a presentare qualche specifica osservazione.
Ma cos’ha in sé il documento contabile della Provincia, presentato dalla Giunta, approvato dalla seconda Commissione permanente, ora all’esame del Consiglio provinciale, da tenere insieme il diavolo e l’acqua santa?
Innanzitutto la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad un periodo tra i più difficili della storia della nostra autonomia. Da anni le entrate del bilancio non crescono più, si sono fermate attorno ai 4 miliardi di euro e da lì non schiodano. Quelle reali, tenendo conto dell’inflazione, sono diminuite di quasi 7 punti percentuali, per l’esattezza del 6,9 per cento negli ultimi quattro anni.
Nonostante ciò, nonostante la crisi delle entrate pubbliche, aumentano anche quest’anno le risorse per il welfare e per lo sviluppo, due settori prioritari per questa maggioranza. Relativamente al welfare, per la sanità c’è l’aumento medio annuo del 4%, quest’anno del 5%, tanto che da sola utilizza quasi un quarto dell’intero bilancio provinciale, ci sono poi i maggiori fondi per l’assistenza agli anziani, è evidente la costante attenzione per i giovani, per la scuola, per la formazione, per i settori più deboli della comunità, una grande attenzione quindi allo stato sociale. Per quanto riguarda lo sviluppo, sono forti gli investimenti per la ricerca e l’innovazione.
Tutto questo non va a scapito degli investimenti, la cui quota rimane ancora più vicina al 40% dell’intero bilancio piuttosto che al 30% della vicina provincia di Bolzano. Siamo, insomma, più bravi dei vicini cugini e ciò fa del bilancio trentino un esempio di finanza pubblica virtuosa e mantiene il nostro Rating tra i migliori a livello internazionale. Del resto, i 1.650 milioni di euro per gli investimenti nel 2007, compresi quelli attivati dalle società controllate della provincia (Itea, Agenzia per lo sviluppo, Patrimonio del Trentino, società fieristiche), non sono bazzecole ma un potente viatico per l’ economia locale.
La manovra di bilancio ha però in sé anche dell’altro: una serie di risposte a quanto sta accadendo attorno a noi. Il caso Lamon è emblematico. Ha ragione il presidente Dellai quando sostiene che non si tratta solo del problema di una comunità che entra o non entra in Trentino, ma di qualcosa che ha travalicato. Il vero problema è il confronto tra le regioni a statuto ordinarie e quelle a statuto speciale.
Fervono iniziative autonomistiche e richieste di decentramento fiscale da parte delle vicine regioni, in primis Veneto e Lombardia. Chi potrebbe mettersi contro la giusta esigenza di maggiore autonomia da parte delle regioni a statuto ordinario? Chi potrebbe negare loro il diritto al decentramento fiscale, purché perequato in modo da non penalizzare le regioni più deboli? Sono iniziative e attese del tutto condivisibili ma che, da qualsiasi parte le si guardi, rappresentano oggettivamente un serio pericolo per la nostra autonomia speciale e finanziaria. Un pericolo che diventa ancora maggiore quando sono gli stessi ministri della Repubblica a parlare di necessario riequilibrio finanziario tra le regioni ordinarie e quelle speciali.
Insomma, non abbiamo certezze per il futuro e c’è da augurarsi che il calo delle entrate ad una cifra percentuale, verificatosi in questi ultimi anni e di cui ho parlato prima, non si aggravi ulteriormente con conseguenze facilmente immaginabili. Dobbiamo attrezzarci, bisogna fare ciò che ogni buon padre di famiglia fa quando le entrate familiari calano e si preannunciano tempi difficili: si organizza per gestire al meglio ciò che ha e per far fruttare il più possibile le proprie risorse.
E ciò che come Provincia stiamo facendo. Coerentemente con le scelte dei precedenti bilanci e con il piano di sviluppo provinciale, sono stati individuati una serie di correttivi, oggi utili, in futuro forse indispensabili, che qualcuno ha definito di finanza creativa, con una definizione che non li premia affatto in quanto li fa sembrare effimeri quando invece sono molto concreti: la Patrimonio del Trentino, la Riscossione Spa, la Centrale acquisti, la Cassa del Trentino sono strumenti che servono a gestire al meglio le proprietà pubbliche, le entrate pubbliche, gli acquisti pubblici, il pubblico denaro.
Da cicala dei tempi d’oro, la provincia si sta facendo un po’ formica ed è l’equilibrio tra tutte queste cose, l’attenzione verso i soggetti più deboli, insieme all’impegno per lo sviluppo, insieme allo sforzo per attrezzarci ad affrontare il futuro, alla base del diffuso consenso che la manovra di bilancio 2007 ha incontrato tra le parti sociali.
Ma ci sono degli aspetti che a mio avviso vanno ulteriormente approfonditi e sui quali va portata ancora maggiore attenzione: da una parte la necessità di offrire opportunità ai giovani basate sulla meritocrazia, dall’altra la necessità di puntare su ricercatori di eccellenza per stimolare investimenti e cervelli in Trentino. Su questo ho presentato due ordini del giorno che brevemente descrivo.
Il primo è per i giovani. Sicuramente non è secondario lo sforzo che la Provincia sta facendo: il fondo per la valorizzazione delle professionalità, da poco istituito dalla Giunta, è una risposta importante, come importante è il fondo per la copertura previdenziale dei lavoratori discontinui nei periodi non lavorati.
Tuttavia ci sono ancora rendite di posizione da superare. Non è un mistero il fatto che anche da noi a laurearsi sono soprattutto i figli di laureati. E’ incredibile anche la correlazione tra i redditi dei padri e quelli dei figli, ricchi gli uni ricchi gli altri, poveri gli uni poveri gli altri. Bisogna puntare su nuove opportunità che cancellino questi retaggi feudali e che siano basate sulla meritocrazia, non sulla provenienza sociale.
Opportunità per i giovani significa proseguire gli studi anche quando le condizioni familiari non lo permettono, avviare attività a prescindere dal capitale iniziale, contare su sistemi di finanziamento che investono sulle idee e sui progetti, guardare a carriere nei centri di ricerca, nelle università, nel settore pubblico, fondate non più sull’anzianità ma sul merito e sulle capacità. Significa anche lavorare per riportare in Trentino i giovani formatisi all’estero o nelle grosse città, con esperienze di lavoro alle spalle, offrendo loro vantaggi economici per sviluppare qui business, oppure promuovere iniziative in materia di istruzione ricordandosi, ad esempio, che gli asili nido sono fondamentali per ridurre il divario culturale.
Per quanto riguarda l’ordine del giorno sulla ricerca, è innegabile che il Trentino abbia un polo universitario di elevata qualità, abbia attratto imprese importanti come la Microsoft, abbia portato qui l’unico centro OCSE fuori Parigi, abbia saputo organizzare un festival dell’economia di valenza internazionale. Ma non sono ancora nate sufficienti imprese innovative, non si sono creati i posti di lavoro specializzati attesi.
Se vogliamo fare del Trentino una ricca oasi europea, dobbiamo attrarre investimenti e cervelli, imprenditori e intelligenze. Per farlo serve l’eccellenza, serve investire economicamente e culturalmente per ingaggiare docenti e ricercatori di fama internazionale, dotati di budget e piena responsabilità che le nuove Fondazioni della ricerca rendono finalmente possibile. Tutto ciò per avviare un circolo virtuoso, perché benessere produce benessere, ricchezza chiama ricchezza, da ridistribuire e utilizzare secondo le finalità che i trentini riterranno più consone.
Cons. Giuseppe Parolariwww.giuseppeparolari.it
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