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 [Conca d'Oro: il Comune la voleva tenere pubblica]          
19 ottobre 2007 - Dal quotidiano "L'Adige" del 14/10/2007 -

Giuseppe Parolari: «La Conca d'oro nel 1998 è stata messa all'asta dallo Stato. Il Comune voleva tenerla pubblica»

«Ho letto l'articolo sulla discoteca Conca d'Oro e vorrei precisare che non è stata l'amministrazione comunale di Nago-Torbole a voler vendere ai privati nel 2001 la quota della Conca d'Oro, anzi facemmo di tutto perchè rimanesse pubblica». È quanto afferma il consigliere provinciale Giuseppe Parolari.
«La discoteca - aggiunge l'ex sindaco di Nago-Torbole - purtroppo era già stata venduta dallo Stato tre anni prima, nel 1998, quando il Ministero delle Finanze aveva organizzato un'asta pubblica vinta, per un miliardo e mezzo di lire, dal compianto Ugo Risatti.
Erano gli anni in cui, come Comune di Nago-Torbole, avevamo chiesto e ottenuto il trasferimento gratuito dallo Stato di tutte le proprietà sul lungolago torbolano, dal Circolo Vela fino alle Foci del Sarca. Quelle proprietà ci arrivarono tutte, ad esclusione proprio della discoteca che era stata nel frattempo venduta all'asta dal Ministero.
Avviammo quindi subito una causa contro lo Stato e contro il privato, chiedendo l'annullamento dell'asta e il trasferimento al Comune di quel bene statale. Per contro, lo Stato chiese di convalidare l'asta e di incassare il miliardo e mezzo, mentre il privato sosteneva di aver vinto regolarmente l'asta pubblica indetta dal Ministero delle Finanze e chiedeva la proprietà del bene.
Nel 2000 il Tribunale di Trento sentenziò che il risultato dell'asta doveva essere considerato efficace, che la discoteca doveva passare in proprietà di Ugo Risatti, che il miliardo e mezzo di lire doveva essere incassato dal Comune di Nago-Torbole. Una decisione alla quale nel 2001 dovemmo dare attuazione.
E' chiaro quindi che, senza l'asta dello Stato e la sentenza del Tribunale, la Conca d'Oro sarebbe passata in proprietà al Comune di Nago-Torbole e, per quanto mi riguarda, sarebbe ancora discoteca. Non c'è alcuna responsabilità del Comune in quel malaugurato cambio di proprietà da pubblico a privato».

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