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 [Perequazione, Torbole è partita per prima]          
7 novembre 2007 - Quotidiano "L'Adige"

"L'ex sindaco Parolari: «L'avevamo inserita nel nostro Prg. Grazie a quella normativa tante aree sono ora di proprietà comunale». L'intervista: un'equa distribuzione tra i cittadini dei vantaggi derivanti da scelte urbanistiche"

NAGO-TORBOLE. Nago-Torbole, precorrendo i tempi, è stato il primo Comune a volere nel proprio Piano regolatore la «perequazione», divenuta poi norma generale con la legge «Gilmozzi», che prevede un'equa distribuzione tra i cittadini dei vantaggi derivanti dalle scelte urbanistiche e la possibilità per il Comune di acquisire gratuitamente aree a finalità pubblica. Per questa ragione i proprietari di aree edificabili, maggiori di 5.000 metri quadri, a Nago-Torbole sono tenuti a cedere gratuitamente al Comune fino al 50% dell'area.
Abbiamo sentito l'ex sindaco, ora consigliere provinciale, dott. Giuseppe Parolari. «Sì, è stato grazie a quella norma del Piano regolatore che 5 mila metri quadrati dell'area Tomasi sono diventati proprietà comunale e si è potuto così prevedere lì il nuovo parcheggio pubblico. Anche 3 mila metri quadrati del terreno Maroadi, circa il 50% dell'intera area, passeranno ora gratis al comune grazie a quella scelta. Ci sono poi anche altre aree interessate dalla norma».
Perché avete voluto la perequazione?
«L'avevamo scelta nel 1997 per due ragioni: perché ritenevamo giusto che i privati che ricevevano grandi vantaggi dal piano regolatore li dividessero con il resto della comunità, e perché il Comune non sarebbe mai riuscito ad entrare in possesso in altro modo di aree strategiche troppo costose. Non è stata una cosa semplice. Oggi con la legge Gilmozzi tutto sarebbe più facile, ma allora quelle erano strade inesplorate e pericolose».
Si dice che lei si sia arrabbiato molto con i suoi concittadini che hanno venduto le aree alla speculazione turistica.
«In Comune ci eravamo fatti portavoce delle esigenze di tante famiglie che venivano a dirci che i loro ragazzi, figli, nipoti erano costretti ad emigrare e così abbiamo stimolato il progettista perché desse una risposta a questi bisogni individuando i terreni. Ma ci siamo amaramente accorti che il giorno dopo l'approvazione del Prg quei terreni erano già venduti alla speculazione immobiliare. Là dove dovevano sorgere case per i giovani residenti, sono così sorte case turistiche a prezzi impossibili. No, non sono arrabbiato, sono deluso per quei giovani che speravano di poter tornare ad abitare nel loro paese, ma non lo possono ancora fare nonostante il nuovo Prg».
Il Prg: c'è anche chi lo critica a causa dei volumi.
«Il primo a criticare gli eccessivi volumi sono io. L'architetto Favole, progettista del Prg di Nago-Torbole e di Riva del Garda, ci ha lasciato una brutta eredità che si chiama superficie lorda di pavimento. Un metodo di calcolo che, facendo riferimento non alla cubatura ma alla superficie edificabile della parte "abitabile", permette ai costruttori di progettare enormi spazi comuni, grandi giroscale, spaziosi terrazzi interni, balconi e atrii, tutti spazi commerciabili, ai quali occorre aggiungere poi esagerate altezze interne degli ultimi piani e soppalchi a non finire. Tutte cose che, messe insieme, portano ad avere volumi spropositati, anche doppi rispetto a quelli attesi. In commissione edilizia ci eravamo subito resi conto, fin dal 2002, che il problema andava risolto alla radice, ma allora non potevamo modificare il Prg perché la legge lo vietava nei due anni successivi all'approvazione. Fino a quando sono stato sindaco, ho tenuto sotto controllo la situazione costringendo i progettisti a tagliare drasticamente tanti volumi inutili, ma era chiaro che si trattava di un palliativo in attesa di correggere le norme che Favole ci aveva lasciato».
E le avete poi corrette?
«Dopo l'ottobre 2004 ogni momento sarebbe stato buono per farlo, ma a quel punto non eravamo più noi ad amministrare il comune. Sarebbe stato sufficiente cambiare una piccola norma tecnica che facesse rientrare nel calcolo della superficie lorda di pavimento gli spazi comuni ed i terrazzi e che fissasse un limite alle altezze interne degli ultimi piani: se fossi stato sindaco, l'avrei messa in atto ancora prima della fine del 2004, il che avrebbe ridotto di molto i volumi costruiti dopo quella data. Ma lo si può fare anche adesso. In urbanistica, quando c'è uno sbaglio, la cosa peggiore è perseverare».
Tornando alla legge Gilmozzi, per le seconde case di Nago-Torbole l'amministrazione comunale ha previsto il 10% dei nuovi volumi. Cosa ne pensa?
«Ho sostenuto personalmente la legge Gilmozzi in Consiglio provinciale. Fissare un limite alle seconde case nei comuni turistici serve innanzitutto a rendere disponibili un numero maggiore di prime case per i residenti e poi a calmierarne i prezzi, visto che si forma il doppio mercato delle prime e delle seconde case con prezzi differenti. Per Torbole la legge purtroppo è arrivata quando una parte dei buoi era già scappata dalla stalla, comunque meglio tardi che mai. La percentuale da destinare alle seconde case a Nago-Torbole? Per me andava bene anche lo zero per cento».

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