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 [La 2° Commissione visita gli apicoltori] Spedite questo articolo ai Vostri amicistampa 
19 novembre 2007 - Ufficio stampa del Consiglio provinciale

La visita della seconda commissione permanente a tre aziende del settore, venerdì 16 novembre 2007. L'apicoltura trentina a rischio chiede tutela e valorizzazione - (nella foto, i consiglieri a Castel Belfort)

Un killer spietato e quasi indistruttibile sta decimando le api del Trentino: la varroa, acaro resistente agli antiparassitari che quest'anno ha già svuotato una parte degli alveari e messo in crisi il settore. La varroa è conosciuta da quando, vent'anni fa, arrivò anche qui dal sud-est asiatico, ma la strage registrata nei mesi scorsi ha dimensioni tali da indurre gli operatori a chiedere l'intervento urgente della Provincia.

Si tratta di ripopolare le arnie utilizzando, vista l'urgenza, la legge finanziaria 2008 che dovrà essere approvata in dicembre, purché le nuove api non siano anch'esse infettate. Diversamente, molti dei 1500 produttori di miele in Trentino, specie chi esercita quest'attività per passione, potrebbero gettare la spugna impoverendo il territorio della loro preziosa presenza. Le stesse aziende specializzate risentono della crisi, ma la moria rischia di riflettersi pesantemente sull'agricoltura, perché riducendosi l'opera delle api durante la fioritura, la produzione dell'intero comparto frutticolo subirebbe un drastico calo.

Del problema sono stati investiti alcuni consiglieri provinciali della seconda commissione permanente guidata da Giuseppe Parolari, che venerdì hanno visitato tre aziende di apicoltori professionisti cogliendo dal vivo la realtà e le esigenze del settore. Il tutto per l'esame del testo unificato dei disegni di legge proposti in funzione di un rilancio dell'apicoltura in provincia.

L'AZIENDA PETERLANA/ZAMBOTTI A STUMIAGA DI FIAVE'
La commissione ha visitato al mattino l'azienda Peterlana-Zambotti a Stumiaga di Fiavè, forte di 500 alveari e prima ad ottenere la certificazione bio nel settore dell'aicoltura, che ha ristrutturato un antico edificio di tre piani adibiti sia a negozio di miele insieme a molti altri derivati sia ad agritur con cinque camere e altri spazi per l'accoglienza, sia, infine, a laboratorio attrezzato per la produzione.
"Abbiamo scelto di collaborare strettamente con l'Apt di ambito - ha spiegato il titolare, Cristiano Zambotti -, che raccoglie le prenotazioni per le visite guidate alla struttura da cui dipende la maggior parte delle nostre vendite. Inoltre siamo fornitori di alimentari e di apicoltori per hobby. Oggi - ha proseguito - a causa della varroa è a rischio il 50% del nostro patrimonio apistico, ma dedicando l'anno prossimo al ripopolamento delle famiglie riusciremo a tamponare i danni, mentre i piccoli produttori che sono anche nostri clienti potrebbero perdere anche l'80% dell'attività e non riprendersi più". La drammatica situazione è stata confermata anche dai veterinari dell'Azienda per i servizi sanitari e dagli agronomi della Provincia.
Per questo il presidente Parolari e i consiglieri Turella, Delladio, Bertolini, Casagranda e Bombarda hanno ipotizzato la presentazione di un ordine del giorno da accompagnare alla discussione del bilancio 2008 in Consiglio provinciale, per impegnare la Giunta a costituire una task force di esperti che permetta di affrontare il problema consentendo agli operatori dilettanti di non cessare l'attività.
L'assistenza tecnica agli apicoltori anche per prevenire le malattie causate da fitofarmaci e antiparassitari utilizzati in agricoltura, potrebbe essere prestata dall'Istituto di S. Michele, oggi Fondazione Mach, che attualmente non dispone di personale dedicato al settore.

APICOLTURA CASTELBELFORT DI SPORMAGGIORE
Ad accogliere poi la comitiva dei commissari cui nel frattempo si era aggiunto anche Walter Viola, è stata l'Apicoltura Castelbelfort della famiglia di Gualtiero Marcolla e Ornella Bianchi, situata accanto ai resti dell'omonimo maniero sopra Spormaggiore, dotata di 480 alveari, magazzino e laboratorio sotterranei e un negozio visibile dalla strada, capace di intercettare il traffico turistico da e per l'altopiano della Paganella. Un altro punto vendita è gestito dalla figlia ad Andalo.
Come l'azienda di Fiavè anche questa è certificata bio e scommette sul "valore aggiunto" del Parco Adamello Brenta nel quale è inserita e il cui marchio appare sui prodotti, siano essi miele o derivati. Anche grazie all'Apt, nella bella stagione 150 persone visitano ogni settimana la struttura produttiva a gruppi di 20 per vedere le api, la "regina" ed effettuare degustazioni.
Rende bene anche la promozione negli alberghi della zona. Ogni anno l'azienda porta le api nel Delta del Po per produrre il miglior miele di acacia e in Toscana per quello di girasole.
"Agli agricoltori trentini chiediamo rispetto - ha sottolineato Marcolla - perché troppo spesso le nostre api non sopravvivo ai diserbanti utilizzati. Con un diserbo meccanico il 50% dei nostri problemi sarebbe risolto".
Un'altra criticità riguarda gli spazi e i macchinari per la movimentazione e lo stoccaggio del miele, oltre al laboratorio che ha bisogno di almeno 500-600 mq. "E' ingiusto - lamenta Marcolla - che per gli investimenti necessari le aziende frutticole e zootecniche ricevano il 40% e noi il 30%". C'è poi la concorrenza sleale della cooperazione che ottiene grandi contribuiti pubblici da cui gli apicoltori sono esclusi e mette sul mercato miele di bassa qualità". Infine le etichette: "la comunità europea ci costringe a cambiare di continuo con costi ingenti per i produttori".

LA "MIELE THUN" A VIGO DI TON
Terza e ultima tappa del viaggio della commissione nel mondo dell'apicoltura: la "Miele Thun" di Andrea Paternoster a Vigo di Ton, appena sotto Castel Thun. L'azienda - la cui sede sembra una villa dall'architettura perfettamente integrata nell'ambiente e che dispone di oltre 1000 alveari, 5 dipendenti fissi più 3 nella stagione turistica - è la più grande e avanzata del Trentino anche per il marketing. Il suo miele ottiene sempre premi ai concorsi nazionali.
Del prodotto e dei suoi formidabili pregi Paternoster - a trasmettergli la passione (lui la chiama "malattia genetica") sono stati il nonno e, dopo gli studi, l'esperienza in un'azienda lombarda esportatrice di miele - si rende ambasciatore in ogni occasione: con i piccoli alunni delle scuole e i gruppi turistici in visita alla sua ditta, che è pure fattoria didattica, e parlando ai convegni in giro per il mondo.
"Noi - spiega - puntiamo a far conoscere e rivalutare il miele in Italia per elevarlo alla massima dignità. Spesso gli apicoltori lo offrono a prezzi stracciati ma se presentato adeguatamente il miele suscita curiosità e stima specie nei cuochi più rinomati che ne diventano i migliori rappresentanti".
Anche per Paternoster al settore manca l'assistenza tecnica che la varroa e i rapporti con gli agricoltori ("la lotta agli scopazzi del melo in Trentino è letale per le api") rendono oggi necessari.
L'altro fronte da rafforzare è quello della valorizzazione della tipicità e identità del nostro miele, unica arma per competere sul mercato ormai cinesizzato. "In questo senso - ha concluso - potrà rivelarsi utile la nuova legge provinciale, purché anche gli apicoltori adottino una logica di sistema superando le divisioni interne alla categoria. Perché solo uniti si vince".

(Antonio Girardi)

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