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[Bilancio e finanziaria 2008, intervento in aula] |
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11 dicembre 2007 -
Intervento in aula
su bilancio e finanziaria 2008
- Cons. Giuseppe Parolari -
La lettura del bilancio
Il bilancio 2008 non va letto da solo, sarebbe un errore. Va letto insieme a quelli che l’hanno preceduto, con un occhio che scruti anche quelli che lo seguono: non a caso, insieme al bilancio 2008, stiamo discutendo il pluriennale 2008-2010. Ciò che caratterizza il bilancio, infatti, è la sua continuità, perché è la rappresentazione numerica di un progetto politico, che è possibile leggere anche in cifre soprattutto quando si tratta, come ora, di un bilancio di fine legislatura.
Per questa ragione chi guarda il bilancio provinciale per il 2008 con l’occhio “corto”, prestando cioè la sua attenzione solo a quanto c’è scritto quest’anno, alle cifre riportate, agli articoli della legge finanziaria, sbaglia. Sbaglia perché la visione deve essere più ampia, in quanto il documento contabile che stiamo esaminando e le norme ad esso collegate non sono altro che la logica prosecuzione dei vari documenti contabili che l’hanno preceduto e la preparazione di quelli che lo seguiranno.
Cos'è il bilancio
Il bilancio non è un atto politico qualunque, ma un atto che richiama la politica alla realtà, ci richiama tutti nel mondo reale della concretezza. E’ come se qualcuno, una volta all’anno, ci prendesse per il fondo dei calzoni, ci tirasse con i piedi a terra e ci dicesse che è giusto che la politica voli alto, perché solo staccando i piedi da terra è possibile guardare il mondo dall’alto e progettare il futuro, ma una cosa è volare alto, un’altra cosa è fare politica.
Non quella politica fatta di invenzioni, dove conta più l’apparire dell’essere, dove sopravvive chi sa tenere bene il palcoscenico, dove le cose concrete si mescolano ai sogni, a ciò che si vorrebbe ma che non c’è, qualche volta anche alle bugie, così, alla fine, uno non sa più distinguere il reale dal virtuale, il concreto dall’effimero, il vero dal falso. Ma quella politica che unisce i sogni alla realtà.
Con il bilancio si può anche volare, ma si deve soprattutto mantenere i piedi per terra. A differenza di tanti altri atti politici, qui la fantasia non è più la sola ad essere al potere. Il bilancio è fatto di nude cifre e dietro ogni cifra c’è una precisa volontà politica, un impegno e un indirizzo, una priorità invece di un’altra. Insomma, se con la politica si può bluffare, con il bilancio no: chi ci prova viene smascherato.
Chi vuole quindi analizzare e giudicare seriamente l’impegno di un’amministrazione pubblica, così come di un’azienda privata, chi vuole conoscere come stanno realmente le cose, quali sono - al di là delle promesse e delle parole - le reali scelte, le vere priorità, deve guardare il bilancio. Se lo sa leggere con la necessaria attenzione, può sapere tutto o quasi. Può conoscere gli obiettivi, capire a cosa un’amministrazione realmente mira, a cosa da più importanza, da che parte l’amministrazione guarda, che colore ha.
Leggendo il bilancio si guarda l'anima di un'amministrazione
Dall’insieme di queste considerazioni, dal fatto cioè che il bilancio va letto in continuità con quelli che l’hanno preceduto e che lo seguiranno e dalla constatazione che con i numeri non si può bluffare, deriva una cosa: la lettura del bilancio di fine legislatura equivale a guardare l’anima di un’amministrazione, quell’anima che - grazie al documento contabile - non può più nascondersi, non può che farsi osservare, non può che svelarsi.
Insomma, il bilancio di fine legislatura ci dice come è l’amministrazione che lo ha predisposto meglio di tanti discorsi, perché ci descrive le cose fatte e le intenzioni, perché vi possiamo leggere il passato e il futuro. Allora ci chiediamo: qual’è l’anima di questa maggioranza? quali sono i veri obiettivi che essa si è posta e che si pone? cosa ha fatto per il Trentino e dove ci vuole portare in futuro?
Se si va guardare nelle pieghe del bilancio, se si osservano da vicino le mille piccole e grandi scelte, il rischio è di perdersi nelle cose magari importanti ma parziali, di ingarbugliarsi nei dati, di non avere quella necessaria lucidità e visione di insieme che ci può aiutare a dare la risposta. E’ necessario quindi semplificare, mirare al cuore dei dati e delle cifre, cercare di capire il bilancio 2008 e quelli che l’hanno preceduto e di farlo capire a tutti, agli esperti come ai non esperti, soprattutto a coloro che vorrebbero saperne di più ma che di bilancio non hanno mai capito molto, a coloro che magari di politica non capiscono nulla ma che sono molto interessati al futuro loro e dei loro figli e nipoti.
Ebbene, il bilancio 2008 della Provincia autonoma di Trento ci offre un’occasione unica, un dato di sintesi paradigmatico, il classico “esempio” che - se non ci fosse - bisognerebbe inventarlo: per la prima volta, dopo cinque anni, le entrate nelle casse provinciali ricominciano a riprendere quota, a risalire.
A cosa sono destinate le maggiori disponibilità per il 2008
Questo, cosa significa? Significa che per cinque anni l’ammontare complessivo delle entrate provinciali non si è schiodato dai 3 miliardi e 950 milioni di euro del 2003, con variazioni di qualche decina di milioni in più o in meno, ma senza sostanziali modifiche. Ora, nel 2008, si vanno invece a superare di 270 milioni i 4 miliardi di euro, con una maggiore disponibilità di 282 milioni rispetto all’anno precedente.
Una famiglia, quando ha un’entrata superiore rispetto alla norma, in genere la destina ai sogni che aveva nel cassetto, alle cose più desiderate e attese, a quelle cose considerate autenticamente preziose. Anche le amministrazioni pubbliche fanno così: destinano le risorse aggiuntive alle maggiori attese, agli interessi, alle attenzioni, alle priorità.
Basta quindi andare a vedere dove sono finiti i 282 milioni di maggiori risorse previsti nel 2008 per capire quali sono le priorità di questa maggioranza. Quali strade hanno preso quei soldi? Quali sono i settori su cui la maggioranza provinciale vuole puntare, tanto da destinarvi le maggiori risorse resesi disponibili?
Andiamo a vedere. Nella suddivisione dei 282 milioni, a farla da padrone sono gli interventi pubblici per lo stato sociale, per la tutela di coloro che più hanno bisogno, siano essi giovani o anziani: sono 90 infatti i milioni aggiuntivi destinati all’assistenza, alla sanità, all’edilizia pubblica e abitativa, alle agevolazioni fiscali per le case di riposo/Rsa; è questo il settore che più di ogni altro utilizza tali risorse.
Segue a ruota, con 65 milioni aggiuntivi, il settore dello sviluppo economico, della ricerca, dell’economia, comprese le agevolazioni fiscali alle imprese. Il secondo comparto che assorbe le risorse aggiuntive è quindi quello dell’economia e del lavoro.
In terza posizione, con 51 milioni, troviamo il settore della formazione del capitale umano, con la scuola, la formazione professionale, l’università e la cultura. Infine, una quota di 23 milioni aggiuntivi è destinata agli enti locali, ai comuni.
Ecco svelate le priorità
Ecco quindi svelate le priorità, in ordine: lo stato sociale, lo sviluppo economico, la scuola e la formazione, le comunità locali. Ma non è solo la destinazione delle risorse aggiuntive, vi sono anche altri dati di bilancio che ce lo confermano. Verificando, ad esempio, l’andamento dell’intero quinquennio, ci rendiamo conto che le priorità di destinazione delle risorse nel periodo sono andate nella stessa direzione.
Come già detto, l’ammontare complessivo delle entrate e uscite del bilancio provinciale è variato pochissimo dal 2003 al 2007, solo nel 2008 c’è un significativo aumento grazie al quale la disponibilità di risorse, in termini monetari, è aumentata nel quinquennio complessivamente del 7,9 per cento.
Ma se analizziamo invece le variazioni in termini reali, se teniamo conto cioè dell’inflazione, ci accorgiamo che le risorse reali a disposizione della nostra autonomia lungo tutta questa legislatura sono calate dell’1,7 per cento.
Dopo che nei quinquenni passati le risorse reali, calcolate tenendo conto dell’inflazione, erano aumentate del 34-35% nei due quinquenni 1983-88 e 1988-93, del 21% nel quinquennio 1993-98, del 12% del quinquennio 1998-2003, è questa la prima legislatura nell’intera storia della nostra autonomia che presenta un’effettiva riduzione di risorse reali.
Le più significative variazioni tra il 2003 e il 2008 e il rigore finanziario
Ognuno di noi sa, o comunque si immagina, quanto sia facile abituarsi al miglioramento della propria situazione economica e quanto invece sia difficile fronteggiare il peggioramento. Ebbene, nonostante il periodo di vacche magre dopo tanti periodi di vacche grasse, nonostante la necessità di ridisegnare la ridistribuzione dei fondi, i settori ai quali sono state destinate le risorse aggiuntive nel 2008 sono gli stessi per i quali si è più investito nel quinquennio.
In particolare, dal 2003 al 2008 gli interventi socio-sanitari sono cresciuti da 1.159 a 1.327 milioni, con un aumento in termini monetari del 15 per cento; gli interventi per lo sviluppo economico e per le politiche del lavoro da 457 a 508 milioni, con un aumento dell’11 per cento; le risorse destinate alla formazione del capitale umano, scuole e formazione, da 779 a 887 milioni, con un aumento nel quinquennio del 14 per cento; i fondi per gli enti locali da 468 a 524 milioni, con un aumento del 12 per cento.
A tutto ciò va aggiunto un altro dato: nonostante la restrizione delle risorse, la parte di bilancio destinata agli investimenti è rimasta decisamente elevata. Le risorse quindi non sono state erose dalla parte corrente, come poteva succedere se si fosse seguita la logica del populismo, dell’accontentare tutti, del rincorrere il consenso a furor di prebende, dei contributi a pioggia come succedeva in passato (anche se pare che troppi, compresi coloro che siedono in quest’aula, se ne siano già dimenticati). Ma nulla di tutto questo è successo, ha prevalso invece il rigore finanziario, e oggi quasi il 40% dell’intero bilancio è destinato ancora agli investimenti.
Un dato significativo, che però non ha molto valore se non ha una base di confronto. Quale migliore confronto, allora, della vicina Provincia di Bolzano, dove la percentuale del bilancio destinata agli investimenti non raggiunge nemmeno il 30%?
Grazie quindi al rigore finanziario messo in piedi dalla politica e dalla struttura provinciale, il Trentino potrà contare nel 2008 su 1.670 milioni di euro di investimenti provinciali, ai quali ne vanno aggiunti altri 200 attivati dalle società controllate dalla Provincia, per un totale di 1.870 milioni di investimenti. Una quantità di denaro che, investita in opere pubbliche, si trasformerà in posti di lavoro, in benessere diffuso, in attività produttive su tutto il territorio provinciale, dai centri alle valli più lontane, in ricchezza per la nostra gente e per l’autonomia.
Siamo sulla buona strada, ma non possiamo accontentarci
Lo stato sociale, lo sviluppo economico, la scuola e la formazione, gli enti locali, la salvaguardia delle risorse destinate agli investimenti pubblici sono le priorità di questa maggioranza, come risulta dal bilancio con il quale, ripeto, non si può bluffare. Priorità rese possibili anche dalla presenza delle sensibilità verso questi problemi che la sinistra ha saputo portare. Ecco perché, l’ho detto in passato e lo ripeto oggi, quelli che abbiamo approvato gli anni scorsi e quello che stiamo esaminando in questi giorni sono bilanci di sinistra, segno concreto che i valori del centro-sinistra non sono solo un’etichetta di questa maggioranza ma un modo di lavorare del governo della Provincia.
Concludo quindi con una valutazione positiva su questo documento contabile, come ho fatto in seconda commissione. E’ ben vero che possiamo e dobbiamo fare ancora di più per aiutare chi ha più bisogno, per rendere meno sole le persone, per rinforzare una società dove i più forti aiutano i più deboli, per aiutare i bambini ad uscire dalla povertà, i giovani a continuare lo studio, i lavoratori a vedere rispettati i loro diritti a partire dalla sicurezza del lavoro alla sicurezza sul lavoro.
Possiamo fare di più per aiutare i genitori a sentirsi protetti con la loro famiglia, gli imprenditori a rendere più competitiva la loro azienda, le imprese a rinforzarsi sul territorio e nel mondo, i cittadini stranieri ad integrarsi con dignità, gli ammalati ad affrontare con serenità e fiducia la loro malattia, gli anziani a guardare al futuro senza paura e disperazione. E’ vero quindi che possiamo fare di più, ma ancora una volta il bilancio provinciale ci dice che siamo sulla buona strada e che stiamo lavorando bene.
E’ anche questa la ragione che mi fa dire, con una certa amarezza, che se l’impegno della mia forza politica, l’impegno della sinistra di governo a valorizzare il proprio lavoro in questa maggioranza fosse stato almeno pari all’impegno a distinguersi in ogni occasione, a cercare le cose che dividono piuttosto che quelle che uniscono, avremmo contribuito a far capire di più alla gente il nostro peso in maggioranza, i nostri meriti in questi bilanci e in questa politica, e avremmo contribuito anche a costruire una sinistra trentina di governo migliore e più forte.www.giuseppeparolari.it
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