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 [Intervento in aula sul nuovo PUP] Spedite questo articolo ai Vostri amicistampa 
7 maggio 2008 -

Dopo il primo Piano urbanistico provinciale di Kessler degli anni '60 e il secondo di Micheli degli anni '80, stiamo discutendo e approvando il terzo Pup, quello di Gilmozzi degli anni 2000. I primi due sono già stati etichettati: quello di Kessler come il Pup dello sviluppo e del futuro, quello di Micheli come il Pup dei limiti e delle compatibilità. E questo terzo Pup come lo definiamo?

Per trovare una risposta a questa domanda, non possiamo guardare al disegno di legge in esame senza tener conto almeno di altre quattro leggi che, a cadenza annuale, abbiamo approvato in questa legislatura: la legge 16 del novembre 2005 sulla perequazione, le seconde case e altre disposizioni in materia urbanistica; la legge 3 del giugno 2006 "Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino", meglio nota come Riforma istituzionale; la legge 11 del maggio 2007 sul governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette e, infine, la legge che abbiamo approvato due mesi fa, la numero 1 del marzo 2008 sulla "Pianificazione urbanistica e governo del territorio", meglio nota come legge urbanistica. E' l’insieme di queste leggi che caratterizza la politica urbanistica di questa amministrazione e che trova la sua massima espressione nel nuovo Pup. E’ dal loro esame congiunto che si capisce quali sono gli ambiti di intervento politico e programmatorio più caratteristici. Ebbene, a me pare che questi ambiti siano tre.

Il primo è l'attenzione all’ambiente ed al territorio, a ciò che il Pup definisce "paesaggio". Quel paesaggio che, come ricordava Gilmozzi nella sua relazione introduttiva, non è una cartolina ma il segno della storia e dell'evoluzione di un popolo, l'espressione dell'identità di una comunità vista in modo dinamico. Attenzione all’ambiente quindi, con centralità per la qualità della vita, dove la qualità deve prevalere sulla quantità, più qualità e meno quantità come diceva poc'anzi anche il collega Casagranda, perché di quantità ne abbiamo a sufficienza a tutti i livelli ma è la qualità che dobbiamo migliorare. Attenzione all’ambiente con riguardo all'aspetto economico: l’'individuazione del turismo come uno dei principali motori della nostra economia è importante, come è stato importante il lavoro di coinvolgimento degli operatori economici del turismo nella costruzione del nuovo Pup. Attenzione all’ambiente con rispetto per la storia e la cultura, perché il territorio è l’integrazione di attori, vocazioni, attività e storia.

Il secondo aspetto che ha caratterizzato e caratterizza la politica urbanistica di questi anni interessa la giustizia e l'equità, concetti che non devono mai essere secondari nemmeno quando si parla di pianificazione urbanistica. Si è scelta in questi anni la perequazione urbanistica: con essa ci deve essere una più equa ripartizione dei vantaggi e degli oneri derivanti dalla pianificazione. Basta quindi con chi aveva solo da guadagnarci dal passaggio, ad esempio, del proprio terreno ad edificabile mentre il resto della comunità aveva da perderci. Con la perequazione oneri e onori devono essere meglio distribuiti. Interviene a questo fine anche la compensazione urbanistica.

Infine il terzo ambito, secondo me è il più importante di tutti, che non interessa solo la riforma del Pup ma la riforma della nostra stessa autonomia: il riequilibrio dei poteri dall'alto al basso, la sussidiarietà, l’autonomia che diventa matura, le nuove responsabilità locali. La riforma istituzionale, la riforma urbanistica e il nuovo Pup si compenetrano e rappresentano la riforma della nostra stessa autonomia, una riforma che è andata via via disegnandosi nell’ultimo decennio. Il nuovo Pup, come le leggi che l’hanno preceduto, è frutto di una nuova mentalità che ci vede passare dalla vecchia concezione di un Trentino Trento-centrico, dove era la Provincia che decideva tutto, a quella di un Trentino policentrico, fatto di forti realtà di valle e poli urbani capaci di progettare da soli il proprio futuro, di stabilire ciò che si può e non si può fare senza dover dipendere in ogni decisione dalla Provincia. E’ la nuova autonomia, che non si ferma alla rivendicazione dell’autonomia da Roma ma che viene trasferita anche ai territori, che si va completando. Un'autonomia finalmente matura. Ecco quindi che il nuovo livello pianificatorio intermedio, il Piano territoriale delle Comunità, diventa parte integrante del Pup. Ecco che le Comunità partecipano alla costruzione del nuovo Piano urbanistico provinciale, con la Provincia che disciplina ciò che non si può modificare (le invarianti) e trasferisce alle Comunità la definizione puntuale dell'organizzazione del territorio e delle competenze urbanistiche.

Una definizione quindi che caratterizzi questo Pup? Secondo me è quella di "Piano della sussidiarietà e delle responsabilità locali".

dott. Giuseppe Parolari
(Consigliere Sdr)

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