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 [Seconda Commissione nel distretto del porfido] Spedite questo articolo ai Vostri amicistampa 
8 novembre 2004 - Ufficio stampa del Consiglio provinciale -

La seconda Commissione, guidata dal presidente Parolari, in visita al distretto del porfido. Sopralluogo alla principale attività economica della Val di Cembra, all’Espo, alle cave e ai laboratori -

Il futuro del porfido sta nella creazione di un “distretto” che, mettendo per la prima volta in sinergia tutti i soggetti della filiera, qualifichi il prodotto e migliori così il rapporto degli operatori con il mercato finale, garantendo al tempo stesso un forte raccordo con le istituzioni. Questo il messaggio più importante lanciato oggi dall’Espo, l’Ente sviluppo porfido, alla seconda Commissione del Consiglio provinciale, competente in materie economiche e finanziarie, accolta in val di Cembra per un sopralluogo alla realtà produttiva del settore di grande importanza non solo per la comunità locale ma per tutto il Trentino.
Ricevuta dal presidente dell’Espo Renzo Odorizzi, che ha presentato la cooperativa di promozione e qualificazione del porfido alla quale aderiscono 60 ditte (vale a dire gran parte delle aziende del comparto), la seconda Commissione guidata da Giuseppe Parolari della Sinistra democratica e riformista e composta da Tiziano Odorizzi (imprenditore del settore e quindi “di casa” in quest’area) e Sandro Turella della lista Civica Margherita, Walter Viola e Mauro Delladio di Forza Italia, Enzo Bassetti di Leali al Trentino, Denis Bertolini della Lega Nord e Cristiano de Eccher di Alleanza nazionale - a loro si è unito nel corso della mattinata anche l'assessore all'industria Marco Benedetti - ha potuto conoscere “dal vivo” il profilo, le attività e i progetti in cantiere per il consolidamento e la valorizzazione di questa preziosa risorsa per la nostra terra.
«Le 100 cave dalle quali si estrae il porfido – ha spiegato Renzo Odorizzi – danno lavoro a 4000 persone (2000 dipendenti delle aziende e 2000 nell’indotto). Complessivamente il fatturato si aggira sui 200 milioni di euro, ma per potenziare il nostro marchio e la nostra capacità di penetrazione dei mercati l’Espo ha avviato un processo di rinnovamento del settore riuscendo a convincere le diverse componenti della filiera del porfido – dai cavatori alle ditte si occupano della lavorazione, dalle imprese impegnate nell’intermediazione commerciale ai posatori – dell’opportunità e della convenienza di concentrare le forze per sviluppare la promozione, le relazioni e la formazione. Per questo entro il 31 dicembre l’Espo si doterà di un nuovo statuto già approvato dall’assemblea, che sancirà il coinvolgimento di tutti gli operatori nel distretto del porfido».
Quale sia il valore aggiunto del distretto lo ha chiarito il direttore dell’Espo Stefano Tomasi, che ha evidenziato la capacità delle attività di promozione di aprire alle aziende associate le porte di nuovi sbocchi di mercato in Italia e all’estero. «Puntiamo soprattutto sui convegni (l’ultimo organizzato dall’Espo a Manfredonia) e sulle visite alle nostre attività estrattive, con cui abbiamo già raggiunto 13mila professionisti, perché gli architetti e i professionisti che si occupano del settore della progettazione, delle costruzioni e dei materiali possano conoscere i pregi, le caratteristiche e i vantaggi del porfido di qualità da noi messo a disposizione anche delle pubbliche amministrazioni». Significativa è poi la partecipazione dell’Espo alle fiere e la realizzazione di concorsi, il più recente dei quali è stato dedicato a “Città, architettura e porfido”, vinto tra l’altro anche dal Comune di Trento e la cui premiazione è in programma sabato prossimo al Castello Estense di Ferrara. Da segnalare vi sono infine le pubblicazioni dell’Espo, diffuse in quattro lingue in tutto il mondo, come il manuale del porfido e un testo dedicato alla corretta esecuzione della posa con l’indicazione di standard qualitativi.
L’altro versante di attività dell’Espo è la formazione. «Ogni anno – ha raccontato Tomasi ai consiglieri – organizziamo anche fuori provincia corsi per posatori della durata di 4 settimane cui partecipano decine di giovani per l’apprendimento di quest’arte che richiede un’accurata preparazione tecnica. Proponiamo inoltre corsi per i direttori dei lavori. La nostra ambizione futura è la creazione di una scuola di formazione professionale del porfido che impedisca l’estinzione dell’antica figura dello scalpellino e di altre tipologie di lavoratori del settore».
Due i fiori all’occhiello dell’Espo: un software per la progettazione delle opere per la cui realizzazione si utilizzi il porfido e la certificazione di qualità già acquisita per il servizio e che siamo in procinto di raggiungere anche per il prodotto. Il nostro marchio di qualità – ha concluso il direttore dell’Espo – è severo e più restrittivo di quello adottato dalla comunità europea e anche il primo in assoluto nel nostro campo.
La formazione di un distretto del porfido mira appunto ad affermare maggiormente il marchio e quindi la qualità e la sicurezza di questo prodotto trentino nel mondo, con evidenti ricadute positive in termini di affidabilità anche per l’immagine complessiva del nostro territorio».
La metodologia necessaria per garantire un sistematico controllo sulla qualità e rinnovare o meno la relativa certificazione alle ditte aderenti all’Espo è stata poi illustrata dal responsabile del Marchio collettivo Mario Angheben.
I consiglieri provinciali hanno rivolto alcune domande ai vertici dell'Espo: la prima di Parolari in merito alle tappe del processo produttivo del porfido, ha permesso di evidenziare la filiera che va dai cavatori alla cernita del materiale estratto, per passare poi il prodotto agli artigiani che trasformano il cubetto in piastrella, ai trasportatori fino al frantoio per il recupero del materiale di scarto impiegato per le ferrovie e i terrapieni; la seconda domanda è stata di Bassetti a proposito dell'attuale capacità estrattiva delle aziende della valle, pari a 1.200.000 metri cubi di porfido all'anno nelle cave di Albiano, Lases, Fornace e Cembra; il terzo gruppo di quesiti posti da de Eccher ha consentito di appurare la presenza nelle ditte del porfido di 250 lavoratori immigrati extracomunitari pari a circa il 20% dei dipendenti, di sottolineare la scarsa preoccupazione attuale per la concorrenza della Cina e di tranquillizzare circa la durata del giacimento dal quale si potrà attingere per almeno altri cent'anni.
La visita della seconda Commissione è proseguita con un sopralluogo sia al settore dei servizi guidato dal direttore dell’apposito Consorzio Luca Filippi, sia con la visita ad una cava per prendere visione delle tecniche di estrazione, sfaldatura e lavorazione di cubetti e piastrelle. La full immersion nel mondo del porfido si è conclusa nel pomeriggio nei laboratori in cui si esegue la finitura del prodotto e all’interno di un impianto di frantumazione.


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