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11 giugno 2008 -
Intervento in aula a favore del disegno di legge “Norme di tutela e promozione delle minoranze linguistiche locali”, Trento 11 giugno 2008
Io non provengo, come il collega Chiocchetti, da una zona del Trentino dove ci sono minoranze linguistiche, nel suo caso quella ladina, né, come la collega Dominici, da una zona dove si vorrebbe - ma inutilmente - che vi fossero minoranze linguistiche, in quel caso la ladino-nonesa. Dalle mie parti si parla tutt’al più il dialetto trentino con qualche influsso veronese sulla sponda orientale del Garda, con evidenti influssi bresciani sull’altra sponda e verso la Val di Ledro. Comunque, nulla a che vedere con le minoranze linguistiche.
Forse è per questa ragione che ho sempre considerato, sbagliando, la questione delle minoranze linguistiche una cosa folcloristica, legata più alle tradizioni che alla cultura della gente. In questi tempi però, girando con la prima Commissione legislativa nei vari territori dove si parla ladino e cimbro, in Val di Fassa, in Val dei Mocheni, a Luserna, ho scoperto un mondo nuovo per me e credo di aver capito l’importanza che la lingua riveste per questa gente, ma non solo, anche l’importanza che queste lingue rivestono per la nostra stessa autonomia, per la specialità della nostra autonomia.
Mi sono ricordato del documento che le Regioni e le Province autonome italiane hanno condiviso e sottoscritto nel dicembre 2006, il documento di Aosta che ha preso il nome dalla città in cui è stato presentato alle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato. In quel documento si dice una cosa importante: “le autonomie speciali hanno rappresentato per decenni l’unica esperienza di regionalismo in Italia, preparando il terreno alla graduale effettiva estensione di poteri anche alle altre Regioni a lungo rimaste solo sulla carta”. Si è individuato così il ruolo fondamentale che hanno le Regioni e le Province a statuto speciale nell’azione di costruzione del federalismo, nell’indicare la strada migliore per il decentramento dei poteri dallo Stato ai territori. Il ruolo di apripista, di esempio per gli altri, verso un federalismo fiscale e politico insieme.
Un obiettivo nobile, quello indicato dal documento di Aosta, ma che per noi trentini rappresenta un serio problema qualora si giungesse realmente a realizzare il federalismo fiscale. Lo Stato dovrebbe rinunciare ad una parte delle entrate delle Regioni per trasferirle in modo diretto alle Regioni stesse. Ma una simile scelta metterebbe lo Stato nelle condizioni di non poter più concedere alle Province e alle Regioni autonome, come la nostra, i vantaggi derivanti dal fatto che qui oggi rimangono quasi tutte le tasse pagate…. a quel punto tutti dovrebbero contribuire alle ridotte entrate statali. Insomma, se è importante che noi insegniamo il decentramento dei poteri, l’autonomia, il federalismo, dobbiamo sapere che quel benedetto federalismo fiscale rappresenta per il Trentino un grave pericolo, perché potrebbe comportare per noi una vistosa perdita economica, un grosso passo indietro. Con ciò che ne consegue, anche probabilmente con una perdita di autonomia politica perché non vi può essere piena autonomia politica se non c’è una piena indipendenza economica.
Ecco perché la difesa dell’autonomia speciale per noi è fondamentale. L’autonomia delle Regioni autonome si basa su questioni storiche, geografiche, di confine, come la nostra, ma si basa anche sulle minoranze linguistiche, un fattore decisamente importante quantitativamente per l’Alto Adige, molto meno per il Trentino. Ma è proprio per questo che bisogna rilanciare e rafforzare il concetto di minoranza linguistica e con esso quello di autonomia, sia all’interno della nostra provincia che verso l’esterno: all’interno perché tutti i trentini conoscano la nostra storia, il significato e il valore dell’autonomia e delle sue peculiarità per poter apprezzare pienamente questa risorsa di libertà e di autogoverno; verso l’esterno perché il resto della nazione sappia che la nostra autonomia non è un privilegio di pochi trentini ma una risorsa per l’intera nazione, la quale trae beneficio dalla nostra capacità di sperimentare nuove soluzioni e di esportare nuove esperienze e conoscenze utili anche alle altre Regioni.
Per questa ragione la legge “Norme di tutela e promozione delle minoranze linguistiche locali” in discussione, benché non sia una rivoluzione, rappresenta un importante rafforzamento dell’impianto complessivo e delle politiche a favore della lingua e dell’identità. Ora, con questa legge, se le nostre Comunità vogliono valorizzare la loro lingua lo possono fare, hanno tutti gli strumenti. Con essa, la Provincia autonoma di Trento fa anche un passo avanti nel panorama nazionale e internazionale, dimostrando di avere una propria chiara visione sulle minoranze linguistiche e, soprattutto, mostrando di possedere un’autonomia finalmente matura. Ogni atteggiamento di tutela paternalistica, infatti, è stato messo da parte e sostituito con una più matura e attuale divisione di responsabilità.
Giuseppe Parolari (consigliere Sdr)www.giuseppeparolari.it
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