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 [Intervento in consiglio sul bilancio 2009] Spedite questo articolo ai Vostri amicistampa 
4 settembre 2008

(Verbalizzazione integrale della Seduta antimeridiana del Consiglio provinciale di Trento del 2 settembre 2008 - Intervento del Consigliere Giuseppe Parolari - Bozza corretta dall'autore)

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il consigliere Parolari: ne ha facoltà.

PAROLARI: Grazie, presidente. Stiamo discutendo, come atto finale di questa legislatura, l'assestamento di bilancio 2008 e il bilancio di previsione 2009, che in verità non contengono scelte politiche di chissà quale portata, perché lasciano a chi verrà dopo, al nuovo Consiglio che sarà eletto in ottobre, la possibilità di utilizzare importanti e significative risorse. Tuttavia, a mio avviso, quando si arriva alla conclusione di un mandato quinquennale come questo, è importante leggere un bilancio non solo come fine a se stesso, ma come conclusione del lavoro svolto e come l'inizio di quello che può essere un nuovo quinquennio. Un momento di passaggio, quindi, di legame tra ciò che si è fatto e ciò che si intende fare.

Quando si affronta politicamente un qualsiasi argomento non si sa mai se dietro le parole c'è un reale fondamento, se ci sono delle verità concrete, oppure solo buone intenzioni nella migliore delle ipotesi o bugie nella peggiore. Ma questo non può succedere nel caso del bilancio, che è fatto di cifre che si possono andare a vedere. I bilanci, a partire da quelli familiari fino a quelli delle società, pubbliche e private che siano, dei comuni e della Provincia, sono lo specchio della volontà politica. Se è facile buttare fumo negli occhi con le dichiarazioni, con le cifre è molto più difficile, se non impossibile, perché dietro ad ogni cifra c’è una scelta, una precisa volontà politica. Andando a guardare le cifre, si riesce a capire dove realmente un'amministrazione va a parare, a cosa mira, quali sono i veri obiettivi.

Non è la prima volta che lo dico in quest'aula: personalmente ho potuto, all'interno della commissione che presiedo e che esamina e approva appunto i bilanci, osservare con una certa attenzione quanto è successo in questo quinquennio. Per la prima volta nella storia della nostra autonomia, le entrate della Provincia per quattro anni si sono bloccate sui tre miliardi e novecentocinquanta milioni, milione più, milione meno, senza alcun aumento. Solo nell'ultimo anno hanno ricominciato a risalire. Ebbene, nonostante non ci sia stato alcun aumento delle entrate per vari anni, la qualcosa significa in realtà una perdita effettiva in valori economici, abbiamo sempre assistito ad aumenti nel bilancio provinciale degli investimenti nel campo dell'educazione, dell'università, della ricerca, nei settori dell'imprenditorialità, dello sviluppo, dell'innovazione, nel settore della sicurezza, a favore delle nuove povertà, in aiuto ai giovani e agli studenti, agli anziani, ai nuovi bisogni, alla sanità.

E' un quinquennio questo in cui, nonostante il calo delle risorse, siamo riusciti a tenere fede agli impegni sociali e di sviluppo che ci eravamo presi, ma siamo riusciti anche a contenere la spesa corrente al di sotto del 60 per cento, rispetto al 57 per cento di inizio legislatura. Si tratta di un aumento del tutto modesto, se si pensa che in casi come questi è la spesa corrente la prima a soffrirne, la prima ad aumentare. Si è riusciti altresì a mantenere il risparmio pubblico intorno al 30 per cento delle spese correnti, ed è questa la vera nostra ricchezza, la possibilità cioè di continuare ad utilizzare ogni anno entrate ordinarie per destinarle agli investimenti, alle spese cioè straordinarie. Grazie a tutto questo siamo riusciti a mantenere elevati i livelli degli investimenti pubblici, il che significa di conseguenze più lavoro, benessere più diffuso, aumento del PIL, maggiore credibilità della nostra economia, significa insomma fare in modo che tutti stiano bene o che quanto meno si provi a far stare bene un numero sempre maggiore di persone. Ebbene, gli investimenti pubblici anche quest'anno sono nell'ordine di 1.860, 1.900 milioni, una cifra astronomica rispetto ad altre province e regioni. Qui sta il significato, la sintesi di questo quinquennio. Cinque anni di lavoro con bilanci che sono stati lo specchio di un positivo modo di amministrare, di un'amministrazione attenta ai bisogni della società, che è stata in grado di mantenere un bilancio sano, che è stata in grado di preparare il futuro.

Se poi andiamo a vedere le piccole cose, ma significative, del bilancio di quest’anno, ci rendiamo conto che l'impegno che c'è stato nel corso di tutta la legislatura si è mantenuto ancora. Vediamo anche quest’anno una particolare attenzione alla semplificazione dell'attività amministrativa nei rapporti con le imprese, alla promozione di un'amministrazione pubblica trentina di qualità. Si prevedono scambi formativi tra pubblico e privato, che sarebbe importante diventassero a doppia via, non solo dal privato al pubblico ma anche personale dipendente della Provincia che possa fare qualche esperienza all'interno delle aziende private.

E' importante anche la scelta prevista nella finanziaria di istituire un organismo di coordinamento tra enti che svolgono ispezioni in materia di lavoro e di sicurezza sul lavoro, per non appesantire i controlli sulle nostre imprese ma anche per accrescere la produttività dei controlli e migliorare la razionalizzazione e la raccolta dei dati. Mi sembra significativa poi la proroga delle agevolazioni dell'IRAP prevista dalla finanziaria, la gradualità dell'adeguamento dei canoni ITEA portato a cinque anni dai tre previsti prima, l'istituzione del fondo per la famiglia e l'aiuto alle giovani famiglie nell’abbattimento dei tassi dei mutui della prima casa. Sono risposte concrete a bisogni estremamente concreti presenti nella nostra società.

E’ da apprezzare infine il fatto che, in un anno elettorale, siano stati accantonati 311 milioni per la prossima legislatura, per chi verrà dopo, segno questo di correttezza e della natura non elettoralistica di questa manovra di bilancio, accusa portata avanti da qualcuno della minoranza; la compensazione dei fondi realizzata con l'assestamento, la quantità cioè di risorse immediatamente utilizzata, non supera il 16 per cento dei fondi disponibili ed è destinata per lo più al fondo per la famiglia, all'adeguamento del contratto del comparto pubblico e altre necessità emergenti. Insomma in un anno elettorale come questo, con l’assestamento di bilancio si utilizza solo il 16% di quanto potenzialmente disponibile e si lascia tutto il restante correttamente a chi verrà dopo.

Detto questo, sollevo un’unica preoccupazione, che ho fatto presente anche in seconda commissione. Essa riguarda i limiti di tempo di residenza necessari per poter usufruire dei servizi sanitari non essenziali, il fatto - cioè - che sia obbligatoria la residenza di tre anni per poter accedere a interventi sanitari non essenziali. Mi rendo conto che ai servizi essenziali tutti hanno diritto ad accedere, ma istituire nella sanità un limite di residenzialità per servizi giudicati non essenziali è una cosa che per me non va bene. Bisognerebbe evitare, perché la sanità e l'istruzione non devono solamente rimanere pubbliche, ma anche aperte a tutti, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione, dalla razza e dalla residenza. Se ci lasciamo andare a queste paure, temo che dietro a questi primi passi ne possano seguire altri, che non dovremo mai fare.

A parte però questa macchia, il bilancio di assestamento 2008 e di previsione 2009 è lo specchio di quanto abbiamo fatto in questi anni, ma sa guardare anche al futuro. Un futuro i cui la nostra attenzione dovrà essere principalmente rivolta a due cose: da una parte a difendere la nostra autonomia, che corre seri pericoli; e quando parlo di autonomia penso soprattutto all’autonomia finanziaria, perché non ci può essere autonomia politica se non c'è quella finanziaria. Nel momento in cui viene messa in discussione la nostra autonomia finanziaria, la nostra disponibilità di risorse, viene messa seriamente in discussione la nostra stessa autonomia politica. Nei prossimi anni questo argomento dovrà avere tutta l’attenzione di chi siederà in quest'aula, ci dovrà essere massima attenzione alla difesa dell'autonomia ma nello stesso tempo anche bisognerà tenere alti i valori in cui crediamo, che abbiamo difeso in passato e che vogliamo difendere in futuro.

In Trentino c'è benessere, in genere si sta bene, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono nuove povertà, che c'è tanta gente che fa fatica ad arrivare a fine mese, che tanta gente soffre. Non dobbiamo abbassare la guardia, dobbiamo selezionare all'interno dei nostri interventi quelli dai quali i soggetti più deboli potranno trarre i maggiori vantaggi. Tenere alti i nostri valori significa aiutare i bambini di tante famiglie ad uscire dallo stato di povertà, aiutare i giovani a continuare gli studi indipendentemente dalla ricchezza della loro famiglia e dalle loro disponibilità economiche. Non dobbiamo perdere talenti, dobbiamo fare in modo che tutti i giovani abbiano uguali opportunità. Tenere alti i valori significa aiutare i lavoratori a vedere rispettati i loro diritti, il diritto ad avere un lavoro, un lavoro sicuro, un lavoro ben retribuito, ed a vivere con dignità la loro vita. Tenere alti i nostri valori significa aiutare i genitori a sentirsi protetti con la loro famiglia, aiutare gli imprenditori a rendere sempre più competitive le loro imprese, aiutare i cittadini stranieri ad integrarsi con dignità e responsabilità all'interno della nostra società. Tenere alti i valori significa aiutare gli ammalati a guardare con fiducia alla loro malattia e gli anziani a guardare senza terrore e senza paura al proprio futuro.

Dovremo insomma continuare ad essere attenti anche in futuro, come lo siamo stati in passato, verso chi in Trentino ha più bisogno, verso lo sviluppo sì, ma anche verso una profonda solidarietà sociale. Credo quindi che le nuove povertà emergenti siano il settore al quale rivolgere sempre maggiore attenzione. Ho proposto l'anno scorso – ma non siamo riusciti a farlo maturare in questo scorcio di legislatura - l'istituzione del reddito minimo di cittadinanza per i lavoratori in cerca di lavoro. Mi fa piacere vedere che il reddito minimo è stato proposto in Francia dallo stesso Presidente della Repubblica Sarkozy. Anche in altre regioni italiane sta venendo avanti, sta maturando come soluzione alle nuove povertà emergenti nei paesi industrializzati dove si creano sempre maggiori disparità e disuguaglianze. Bene, credo che qui dovrà essere rivolta la nostra attenzione. Sono certo che in futuro si potrà lavorare bene su queste problematiche anche perché in questi anni abbiamo costruito una struttura, un'organizzazione, una mentalità e dei bilanci adeguati a questo. Grazie.

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