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18 ottobre 2008
Il lago che si perde incastonato tra le montagne, immobile. Quasi a sembrare ghiacciato. Una mescola oleosa, su tela. I gabbiani ed i corvi. Così diversi ma così simili. Cosi apparentemente belli, così uguali nei loro mondi nascosti. Nel loro lato oscuro. I primi colori dell’autunno cominciano ad incendiare lentamente il sottobosco. Dall’alto, la pozza verde del prato, incastonato in un piccolo bacino tra le montagne, un laghetto verde tra il mare bruno del bosco, luccica tra il disperdersi del rosso dell’autunno.
I piccoli terrazzamenti di ulivi, ordinati e le vigne, intervallano il sottobosco. Le piccole rocce forate dalla guerra danno di dirimpetto sul lago, sulle pendici della montagna che si adagiano lente sull'acqua. Sembra finto. L’autunno porta la quiete dell’immobilità.
Lentamente mi riapproprio della lingua. Della mia capacità espressiva. Mi immergo in quello che è stato il mio mondo. Il nido in cui sono cresciuto. Un nido fisico ed umano, nella figura della mia famiglia e di queste montagne, cornice del mio vero habitat, il lago. Punto d’incontro di molti elementi e grande quiete.
(Alessio)
www.giuseppeparolari.it
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