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[Caro de Battaglia, il reddito di cittadinanza...] |
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5 marzo 2009 pubblicato sul "Trentino" del 11 marzo 2009 (su "DIARIO di FdB)
Caro de Battaglia,
credo abbia grande ragione il Pd ad incalzare Berlusconi sull’assegno mensile ai disoccupati, perché attorno ad esso gira il benessere (o il malessere) di tanta gente. Con 4 miliardi di euro si possono sostenere fino a fine 2009 tutti i lavoratori precari che perdono il lavoro e che non godono degli ammortizzatori sociali, in attesa di una riforma organica. L’assegno mensile coprirebbe il 60% dell’ultima retribuzione e servirebbe ad aiutare chi paga il prezzo più alto della crisi, vale a dire i lavoratori che perdono l’impiego e le loro famiglie.
Una norma simile in Trentino c'è già, grazie alle disponibilità di bilancio dell’autonomia ma soprattutto all'attenzione e alle capacità della politica degli anni scorsi di sapersi preparare ad affrontare il futuro e di sapersi attrezzare per fronteggiare i rischi. Grazie a quell'attenzione, con un apposito fondo presente nel bilancio provinciale possiamo oggi erogare sussidi a chi perde il posto di lavoro a causa della recessione e non gode di altri ammortizzatori sociali. E' un intervento che aiuta a rasserenare gli animi dei lavoratori trentini i quali, se è vero che la crisi tocca tutti, sono quelli ad essere i più “toccati”. Possono così vivere con minor ansia, perché abbiamo gli strumenti per mitigare gli effetti della crisi.
Quel fondo provinciale non è un’invenzione dell’ultima ora, non è nemmeno un coniglio tirato fuori inaspettatamente dal cilindro. Viene, invece, da lontano, ha radici profonde. Assomiglia molto al mio disegno di legge presentato gli anni scorsi e discusso in maggioranza, con cui proponevo di istituire in Trentino il “reddito minimo di cittadinanza”, di dare cioè un’entrata mensile di base a tutti coloro che sono in cerca di lavoro, per evitare loro di sprofondare nella povertà, per dare dignità alla loro vita e per permettere loro una ricerca del lavoro meno angosciante. Evidentemente, non c'è stato bisogno di approvare la legge perchè il fondo nascesse.
Credo quindi che in questo campo il Trentino abbia dimostrato nei fatti di essere un po’ più avanti del resto d’Italia."
Giuseppe Parolari - TORBOLE
E dovrà continuare ad esserlo, caro Parolari, perché è vero, come lei ama ripetere, che siamo di fronte ad un mondo “che si accorge delle piante che cadono e non delle foreste che crescono”. E perché la vera autonomia si gioca su una miscela di solidarietà e imprenditorialità. Non sui soldi da distribuire, ma sul saper fare e sul saper risparmiare, sui fondi di garanzia e di avviamento alle nuove professioni per i “precari”. Nei confronti di questi lavoratori, che le associazioni imprenditoriali non hanno voluto inserire e che la politica non ha saputo tutelare, la società - anche quella trentina - ha grossi debiti.
Questi giovani hanno cavalcato lo sviluppo affidandosi a promesse fasulle (”siete precari, ma un lavoro, grazie alla “mobilità” lo troverete sempre”) ed ora si trovano di fronte ad uno scenario per molti versi previsto (tutti sapevano che prima o poi sarebbero rimasti sulla strada) ma per altri versi del tutto nuovo. Quando ci sarà la “ripresa”, infatti, il modello di sviluppo sarà totalmente cambiato. La multimedialità, ormai, viene venduta a prezzi di saldo (pur di venderti un telefonino ti danno anche il premio, segno che la crisi, per quel prodotto è iniziata) il “decoder” viene regalato agli anziani dalla Provincia, perché altrimenti nessuno sentirebbe la mancanza della Rete 2 e della Rete 4 e nessuno spenderebbe un euro per vederle. Le automobili ci saranno sempre, ma con un auto circolante a persona, bisognerà produrne la metà. E così per le case: quanti appartamenti (sfitti) possono ancora starci nelle città e nei paesi? E quante spese condominiali dovrà pagare una famiglia con mille euro al mese ospitata dall’Itea?
Il Trentino è intervenuto con provvedimenti di emergenza e sostegni preziosi. Ma cosa fare dopo il dicembre 2009 ancora nessuno l’ha detto. Lei giustamente, caro Parolari, da ex consigliere provinciale (gli “ex” non sono da pensione, devono rilanciare l’esperienza maturata nel loro servizio) rivendica l’impegno saggio degli anni passati nell’accumulare risorse di garanzia. Ma la crisi richiede iniziative più drastiche, lungimiranti. Walter Micheli, in una situazione per qualche verso simile, a metà degli anni Ottanta, “inventò” il Progettone, avviò una campagna di ripristino ambientale. Oggi sarebbe forse il momento di finanziare le ruspe per abbattere un buon numero degli orrendi capannoni che deturpano il Trentino, o di riciclare parte della forza lavoro precaria verso l’agricoltura, anche con nuove presenze gestionali e finanziarie (stalle cooperative dove le vacche sono acquistate da “cittadini” - come il buon esempio dato da Dellai - ma gestite da valide equipe di contadini) oppure ripristinando una piccola rete di imprenditorialità commerciale diffusa, per valorizzare le produzioni locali.
La prospettiva è difficile, ma affascinante. In questo senso se i fondi di garanzia sono lungimiranti il “reddito minimo di cittadinanza” appare più problematico. Non rischia di produrre, come negli Stati Uniti, un sottoproletariato rassegnato, impigrito, e un po’ straccione? Occorre piuttosto tornare a commisurare ciò che ad un giovane si chiede alle offerte che gli si prospettano. Il meccanismo è saltato. Occorre tornare a dire: “Ho bisogno che tu sappia una lingua, due lingue, scrivere una lettera, usare un cacciavite. e allora ti assumo”. Ma occorre poi assumere, e investire in chi si è assunto. C’è una parola orrenda che questa crisi dovrebbe spazzare via una volta per tutte, ed è “risorse umane”. Come risorse umane? Uomini sono, e donne. E come tali vanno trattati se si vuole costruire futuro.
Franco de Battaglia
www.giuseppeparolari.it
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